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Check-in infinito della burocrazia

Nel fiorire di iniziative e dibattiti riguardanti la manovra del Governo e gli interventi per ridurre il peso della pubblica amministrazione e per favorire la crescita del Paese c’è, nei fatti, un grande assente: la burocrazia e le riforme fattibili che possono aiutare a produrre reale efficienza. Se ne parla molto, si leggono dichiarazioni a volte “roboanti”, ma a mio avviso si entra troppo poco nel merito. Voglio partire da un esempio specifico. In questi anni mi sono occupata di aeroporti e infrastrutture che sono sempre più importanti nell’internazionalizzazione del nostro sistema e per l’ammodernamento del Paese. Da presidente dell’Aeroporto di Bologna ho toccato con mano di azienda il peso di una burocrazia che ha raggiunto livelli incomprensibili a chiunque abbia un po’ di buon senso. Le società aeroportuali sono concessionarie pubbliche che, a prescindere dal loro assetto proprietario, per realizzare investimenti infrastrutturali devono negoziare con le istituzioni nazionali un contratto di programma solitamente di durata quadriennale. Il programma serve per fare importanti investimenti, in gran parte finanziati in tariffa, che non pesano pertanto sul bilancio dello Stato. Trattandosi di regolazioni pubbliche, è giusto che ci sia un percorso autorizzativo, ma i ruoli devono essere chiari e lo Stato deve avere modalità di azione e tempi corretti ed efficienti. Non è così per esperienza di tutti gli aeroporti che si sono cimentati nel percorso. Nel caso concreto dell’Aeroporto di Bologna, la negoziazione e il percorso autorizzativo sono durati ben 844 giorni, con dispendio di energie e costi per la società di gestione aeroportuale e per le amministrazioni. Un’azienda non può essere impegnata oltre due anni per vedersi approvato un piano di investimenti quadriennale; un percorso e un tempo in gran parte non legato a motivi sostanziali, ma nel caso concreto solo a ragioni burocratiche, a verifiche su questioni marginali comunque da rivedere nell’iter attuativo. L’esperienza per chi, come me, ha deciso di rispettare norme e ruoli è stata davvero paradossale, al punto che ho fatto realizzare un vero e proprio gioco dell’oca che riprende i passaggi reali affrontati; una rappresentazione ironica per una situazione tremendamente seria che potrebbe essere facilmente risolta, ma che non trova la via per mancanza di reale volontà di affrontare questi nodi, in barba alle dichiarazioni sull’impegno ad accelerare investimenti e a sostenere lo sviluppo infrastrutturale. La situazione non dipende spesso da competenza o volontà del singolo dirigente pubblico, ma da un iter fatto di passaggi duplici fra enti, ministeri, Cipe, Ragioneria dello Stato, Corte dei conti eccetera: un iter che non trova uguali in nessun Paese avanzato e che scoraggerebbe qualunque investitore internazionale. Il gioco dell’oca, fatto di passaggi concreti, fa capire a tutti che non servono analisi complicate; basterebbe cambiare procedure, evitare conflittualità fra i vari soggetti, scegliere modalità che già altri Paesi hanno sperimentato, adottare in modo semplice direttive comunitarie in Italia ancora inapplicate. Ho iniziato il mio mandato nel 2007, e già si discuteva del tema, l’ho finito nel 2011, a Bologna il contratto è ora in vigore, ma i nodi sono ancora tutti lì come gli addetti ai lavori ben sanno e come abbiamo più volte evidenziato anche da Assaeroporti. Intervenire in merito sarebbe tutto sommato semplice nel rispetto dell’interesse generale e della necessità delle imprese: basta volere. E mi si permetta anche di dire che se ci fosse maggior attenzione a monitorare la realizzazione e la qualità degli investimenti programmati piuttosto che negli iter autorizzativi ne guadagnerebbero l’economia del Paese e la trasparenza dei comportamenti di tutti. È un esempio, che però riguarda tutto il sistema aeroportuale e indica un caso concreto di sostegno agli investimenti. Sappiamo tutti che il tema è anche più generale; senza interventi su assetti istituzionali, chiarezza di ruoli e semplificazione si andrà ben poco lontano, continuando in una situazione di lobby non trasparenti, di continui rimandi, di provvedimenti tampone; non si ridurrà il costo della pubblica amministrazione, ma si continuerà nell’operazione perversa di non valorizzare le capacità anche di quei funzionari pubblici che hanno volontà e competenze, che vengono mortificati invece che spronati a dare il meglio di sé per l’interesse generale. A quando i nodi veri? Per ora vedo “tanto fumo”, mentre sappiamo bene che gli operatori in questo periodo hanno bisogno di semplificazioni, di efficienza e di fiducia, quella fiducia che viene sempre richiamata per parlare dei mercati finanziari, ma che dovrebbe essere estesa ai vari settori economici e del pubblico, proprio per riuscire a fare qualcosa di concreto per la crescita. Gli interventi nell’economia si aiutano anche semplificando norme e procedure, evitando sovrapposizioni di competenze pubbliche, rendendo trasparenti le azioni e i tempi certi. Sì, basta la volontà e in certi casi, come quello raccontato, non solo non ci sarebbero oneri e risorse pubbliche da mettere in campo, ma ci sarebbero misurabili risparmi in termini di costi reali e di tempi e un’accelerazione negli investimenti che tanto servono al nostro Paese.

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