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Cgil con Zaia, stop agli immigrati

Saranno state le nuove rotte dei clandestini (i 150 palestinesi sbarcati a Latina, ma ne arrivano a decine anche nel porto di Venezia stipati nei tir e nei container) o più probabilmente i due maghrebini uccisi l’altra notte a Padova in un regolamento di conti tra clan rivali a indurre il governatore del Veneto Luca Zaia a una nuova intemerata anti-immigrazione. E, caso più unico che raro, anche la Cgil si dice d’accordo con un Presidente leghista. È stato in particolare Paolino Barbiero, segretario provinciale della Cgil trevigiana, a parlare già qualche mese fa della necessità di limitare le quote. Il governatore fa presente in un’intervista sorprendentemente anonima sul Gazzettino (per protesta con la Direzione i giornalisti non firmano i loro articoli) che ci sono centomila veneti in cerca di occupazione ed è inutile fare arrivare extracomunitari che andrebbero inevitabilmente a ingrossare le fila della criminalità più o meno organizzata. L’intervistatore-fantasma chiede a Zaia cosa intende fare: «Ci sono sicuramente extracomunitari e penso a pachistani, etiopi, senegalesi, che scappano da situazioni gravissime e hanno quindi bisogno di aiuto. Ma smettiamola di dire che i maghrebini, i tunisini, gli algerini, i marocchini, oppure gli albanesi e i rumeni provengono da realtà di povertà e degrado. Sono lavoratori stranieri in territorio italiano e nient’altro. Infatti molti di loro ad agosto tornano a casa per le ferie, hanno la macchina, la casa. E qualcuno acquista attività commerciali in patria». Strano ma vero, in tempi di vacche magre gli uomini di Guglielmo Epifani apprezzano il pensiero del successore di Galan. A tutto il sindacato, specie a Cisl e Uil, non sfugge che in Italia si conta una media di 500 disoccupati al giorno e almeno su questo fronte il paese è decisamente unito, visto che i senza lavoro crescono costantemente in Calabria come nella cosiddetta Marca Gioiosa. Anzi, i dati Istat dimostrano che la recessione ha colpito più duramente al Nord rispetto al Sud. E allora stop agli ingressi: è un coro senza più steccati ideologici, a destra e a sinistra. Non c’è più lotta di classe ma lotta per la sopravvivenza. Una guerra tra poveri, mors tua vita mea, altro che imprenditori costretti ad assumere stranieri «perché gli italiani certi lavori non li vogliono fare». I giornali parlano solo dei barconi a Lampedusa, dimenticando il flusso incessante di irregolari dai paesi dell’Est sulla rotta d’asfalto Trieste-Milano. Romeni, bulgari e russi che vanno ad aggiungersi ai nordafricani spesso bene integrati nel Nordest ma certo più vulnerabili quando la crisi morde. Così Zaia ha parlato nuovamente di “tolleranza zero” per i delinquenti ma soprattutto di un blocco totale dei flussi migratori. «Il Veneto non ha bisogno di una sola persona in più», ripete un giorno sì e l’altro pure il presidente alle testate locali. «Bastano e avanzano quelli già presenti, gli altri se ne devono restare a casa loro». È un altro dei refrain di Zaia, quello di un accesso troppo facile per gli stranieri in generale. Non a caso il governatore aveva sostenuto le critiche del ministro degli Interni Roberto Maroni alle lacunose direttive europee sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. Anche secondo Zaia un cittadino da oltre tre mesi residente nell’Unione europea dovrebbe dimostrare di avere un reddito, una residenza e un lavoro, ma tutto questo per Bruxelles non sembra essere una regola con annesse sanzioni ma un optional. E se proprio vogliono stare in Veneto, aggiunge l’europarlamentare del Pdl Lia Sartori si sottopongano ad un test di lingua e cultura italiana che possa in qualche modo arginare il fenomeno delle violenze familiari contro i giovani che essendo nati in Italia sono più vicini all’Occidente che all’Islam. Via i rom con gli allontanamenti incentivati seguendo la “lezione” di Nicholas Sarkozy e vade retro per gli stranieri. Non c’è più spazio per i “foresti”, punto e basta. Anche perché, come fa notare la Cgia di Mestre, la crisi ha colpito soprattutto gli stranieri. «In questi ultimi due anni», dice il segretario Giuseppe Bortolussi, «i disoccupati sono aumentati di 389 mila unità, quasi uno su tre è d’oltreconfine. La variazione percentuale di crtescita del numero di disoccupati stranieri è aumentata del 63,1% contro il 22, 8% dei giovani e l’8,3 per cento delle donne». Di qui, concordano persino gli imprenditori, la necessità di un “tappo”.

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