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Cesena trasforma gli scarti organici in energia elettrica

CESENA – Funziona come l’apparato digerente di un ruminante, ma appartiene a una tecnologia tedesca applicata, per la prima volta in Italia, nell’impianto cesenate di Romagna Compost. Un impianto che, come una mucca, mastica triturando gli scarti alimentari e poi, grazie a un processo anaerobico di fermentazione ? assolutamente inodore ? messo in moto dagli stessi batteri presenti nello stomaco bovino, trasforma i rifiuti organici non solo in compost ma anche in biogas, un gas a base di metano utilizzato per produrre energia rinnovabile. In quantitativi tutt’altro che indifferenti. «A regime saremo in grado di fornire 8mila Mwh l’anno di energia elettrica, pari al 10% di quella consumata dai cittadini di Cesena per le loro abitazioni, e 8mila tonnellate di compost biologico», spiega Enrico Piraccini, direttore operativo di Romagna Compost, società controllata al 60% dal gruppo Hera ma che vede la partecipazione di imprenditori locali come Amadori, Orogel, Sfir. Grazie a questa innovativa tecnologia made in Germany per la produzione “a secco” di biogas dal rifiuto solido (processi di trattamento anaerobico sono utilizzati da tempo ma per i liquidi) tradotta in un investimento da 7,5 milioni di euro per creare 11 «garage-mucche» (come li definisce Piraccini) e adattare il sito di San Carlo di Cesena, Romagna Compost sarà insignita domani, nell’ambito della fiera Ecomondo di Rimini, del premio “Sviluppo sostenibile 2010″ riservato alle dieci migliori tecnologie del paese. E il futuro di tutti i centri di compostaggio non solo italiani sembra proprio essere quello delineato da Cesena, «che una volta tanto vede arrivare tecnici delle amministrazioni trentine per studiare il nuovo impianto, un riferimento anche per la Germania, dove ce ne sono solo 3 in funzione», sottolinea il direttore spiegando in soldoni il processo. Lo scarto umido alimentare, che rappresenta un 20% del rifiuto urbano e non può essere bruciato, viene triturato e chiuso per 30 giorni in uno stanzone pressurizzato alto 5 metri, lungo 18 e largo 19, a 37 gradi di temperatura (quella corporea), dove viene digerito dai batteri inoculati, producendo un gas (il 60% è metano). Gas che viene aspirato e trasformato, grazie a cogeneratori, in calore (riutilizzato in parte per riscaldare i garage) ed energia elettrica immessa nella rete Enel urbana. «La novità ? spiega Piraccini ? è appunto riuscire a recuperare le calorie e quindi l’energia del cibo buttato via, che il nostro organismo brucerebbe, attraverso una tecnologia che simula la digestione e può trattare anche uno scarto non purissimo. Con un impatto zero sull’ambiente». Partiti a fine 2009, gli 11 garage potranno raggiungere la piena potenzialità (40mila tonnellate di rifiuti trattati) entro il 2011. «Quest’anno ? precisa il direttore ? stimiamo 3mila tonnellate trattate e dai 5 ai 6 milioni di Kwh generati», oltre al compost, certificato per agricoltura biologica, utilizzabile come terriccio per vasi o fertilizzante nei campi. Il processo introdotto da Romagna Compost, tecnicamente detto di fermentazione a secco, è un unicum in Italia e rientra nel progetto Biomasse di Hera per valorizzazione la frazione organica presente nei rifiuti, riducendo lo smaltimento in discarica e le emissioni di gas serra, fornendo per contro energia elettrica e fertilizzanti.

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