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Certificati richiesti anche al dipendente

Fino al 17 giugno i datori di lavoro privati potranno chiedere ai propri dipendenti, nei due giorni successivi al rilascio del certificato medico, l’invio del documento in forma cartacea. Poi la procedura cambierà: fermo restando l’obbligo per il dipendente di comunicare in maniera tempestiva l’assenza, dovranno entrare in possesso dell’attestazione di malattia attraverso i canali informatici messi a disposizione dall’Inps. Arrivano dalla Presidenza del Consiglio dei ministri le istruzioni relative al certificato medico in via telematica. Con la circolare 4/2011 si dà infatti attuazione alle disposizioni contenute nell’articolo 25 della legge 183/2010. Il collegato lavoro ha voluto uniformare le procedure per tutti i settori. Fra tre mesi, dunque, anche i lavoratori privati saranno completamente liberati dall’obbligo di inviare l’attestazione di malattia. Nonostante l’avvento del nuovo sistema di certificazione telematica della malattia, per cui di recente l’Inps ha previsto un servizio aggiuntivo per coloro che operano in zone non raggiunte dal segnale adsl (messaggio 6143/2011, si veda «Il Sole 24 Ore» del 12 marzo), può capitare che il medico non sia in grado di inviare il certificato online (per esempio perché impossibilitato a utilizzare il sistema di trasmissione telematica). In questo caso rilascia la certificazione di malattia in forma cartacea; il lavoratore presenta l’attestazione al proprio datore di lavoro e, se previsto, il certificato di malattia all’Inps, secondo le modalità tradizionali. Solamente nel settore pubblico le amministrazioni, tramite Pec, sono tenute a informare le Asl della mancata emissione del certificato telematico (circolare Funzione pubblica 1/2010). Nel pubblico impiego, settore in cui la riforma è entrata in vigore pienamente, la trasmissione online dei certificati medici avviene già. Nel privato mancava questo tassello: liberare, cioè, il dipendente dall’incombenza di far recapitare o trasmettere al datore di lavoro l’attestazione di malattia. L’azienda, dal canto suo, ha quattro possibilità per conoscere i dati della malattia: può consultare la singola attestazione, accedendo al sito dell’Inps tramite il numero del certificato (che il lavoratore riceve dal medico e che a sua volta è obbligato a fornire al datore di lavoro se quest’ultimo lo richiede espressamente). Il datore di lavoro ha, inoltre, la possibilità di accreditarsi presso l’istituto di previdenza e consultare tutte le attestazioni. Se vuole, invece, una trasmissione della documentazione di tipo più formale, può chiedere all’Inps di inviargli il materiale alla propria casella di posta elettronica certificata. Nella circolare viene anche prevista una quarta possibilità: per utilizzare i servizi resi disponibili dall’Inps, i datori di lavoro privati possono rivolgersi agli intermediari istituzionalmente previsti dalla legge 12/79 (consulenti del lavoro, avvocati e procuratori legali, commercialisti, ragionieri e periti commerciali). È probabile che l’Inps debba adeguare le procedure. Nasce forse proprio da questa esigenza la decisione, resa ufficiale dalla circolare, di prevedere un periodo transitorio di tre mesi prima dell’applicazione, in via esclusiva, del nuovo sistema.

I numeri

17 mln
Sono 17 milioni i lavoratori dipendenti (di cui 13,5 milioni del settore privato), non più costretti a trasmettere ai datori di lavoro e all’Inps i certificati di malattia; 4,4 milioni di imprese possono avere informazioni immediate sul quadro delle assenze dei dipendenti; 180mila medici dovranno usare la nuova modalità d’invio dei certificati.

590mln
Il ministero della Pa stima un risparmio diretto complessivo pari a 590 milioni di euro derivante, per l’Inps, dall’eliminazione del processo di data entry dei certificati di malattia cartacei; per le imprese, da un monitoraggio più efficace dell’assenteismo; per i lavoratori dipendenti, dall’abolizione dell’invio con raccomandata A/R del certificato di malattia all’Inps e al datore di lavoro.

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