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Certificati on-line senza sprint

La trasmissione via web dei certificati di malattia dei lavoratori pubblici e privati all’Inps procede, ma non riesce ancora a ingranare la marcia. Una situazione allarmante, se si pensa che il sistema, promosso dal ministero per l’innovazione nella pubblica amministrazione guidato da Renato Brunetta, entrerà in vigore dal primo febbraio del 2011 (la fase sperimentale è stata prorogata infatti fino al 31 gennaio prossimo). I camici bianchi hanno più di un motivo per preoccuparsi: sulla testa dei medici pende, infatti, come una spada di Damocle, l’incubo di sanzioni che vanno dal deferimento disciplinare al licenziamento per i dipendenti e alla perdita della convenzione per i medici di medicina generale. Una rivoluzione che corre sulla rete (l’abbattimento dei costi di gestione dei flussi cartacei dovrebbe consentire un risparmio stimato in circa 500 milioni di euro l’anno) e che coinvolge circa 190 mila persone (tra cui 60 mila medici di medicina generale e guardie mediche, 7.700 pediatri e 125 mila dottori dipendenti delle Asl e degli ospedali). La categoria è in agitazione, però non alza gli steccati. Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici, ha così spiegato a ItaliaOggi Sette: «Siamo impegnati perché questa innovazione tecnologica vada in porto. Non c’è nessun pregiudizio, né ostilità sul mezzo da parte nostra, tuttavia siamo consapevoli come categoria che tali strumenti necessitano di avere i loro tempi per poter funzionare adeguatamente. La certificazione è un atto che coinvolge tutti i medici, chi ha uno studio privato e chi no, chi vive in aree densamente popolate e chi abita in zone periferiche del paese, dove l’informatizzazione non è perfetta. Perciò», aggiunge, «c’è bisogno di avere a disposizione un lasso di tempo adeguato per garantire il corretto funzionamento della macchina». Le parole di Bianco sono arrivate, appunto, nei giorni in cui è stata decisa la proroga al 31 gennaio del prossimo anno della messa a regime del meccanismo, con una differenziazione tra medici di famiglia e ospedalieri; nessuna sanzione potrà, quindi, essere inflitta a un professionista che non sarà in grado di espletare le procedure di inoltro dei documenti attraverso il web. La decisione è stata presa il 15 settembre scorso, al termine di una rovente riunione della commissione incaricata del collaudo, quando è spuntata, come un balsamo sulle ferite, la mediazione del ministro della salute Ferruccio Fazio, che ha ottenuto di mettere un freno al definitivo e obbligatorio passaggio dalla carta alla procedura on-line. Meglio rimanere nella sperimentazione per altri quattro mesi, è stata l’idea del responsabile del dicastero di Lungotevere a Ripa, piuttosto che rendere effettivo un processo che vede numerosi medici ancora disorientati e privi dei mezzi adeguati (fra cui un collegamento internet veloce e affidabile in ogni momento) per poter certificare in maniera telematica lo stato di salute dei pazienti-lavoratori. La direzione imboccata sulla strada della modernizzazione è quella giusta, a parere di Brunetta, che ha sostenuto come «la percentuale dei medici di famiglia che hanno ritirato finora le credenziali di accesso (il Pin) necessarie per l’invio dei certificati sia ormai pari all’81%», con «circa 5 mila datori di lavoro privati già collegati al nuovo sistema, per un totale di oltre tre milioni di dipendenti». Il ministro ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche, preannunciando che la confusione che ha accompagnato questo provvedimento andrà scemando, poiché «nelle prossime settimane saranno sciolti anche gli ultimi nodi che, fisiologicamente, accompagnano lo start up di iniziative di questa portata». E, fra le decisioni adottate per aiutare i professionisti che hanno fatto il giuramento d’Ippocrate ad avere dimestichezza con il servizio, il ministro ha ricordato che è attivo un call center (il numero verde è 800013577) per l’invio tramite canale telefonico da parte di tutti i medici che stiano riscontrando delle difficoltà nell’utilizzo della rete. Molto più duro è stato il commento di Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil medici, per il quale quella stabilita altro non è che una proroga «mascherata dal proseguimento delle procedure di collaudo». Nelle prossime settimane, pertanto, si comprenderà se, parafrasando un celebre romanzo di Carlo Emilio Gadda, il «pasticciaccio brutto» dei certificati di malattia on-line si concluderà o meno con un lieto fine.

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