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Centrale di committenza al via

Dal 1° gennaio di quest’anno la Centrale unica di committenza diventa a tutti gli effetti l’unico strumento operativo per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti per espletare le proprie procedure di gara.

Il Codice degli appalti, infatti, all’art. 33, comma 3-bis, prevede che «i comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti ricadenti nel territorio di ciascuna provincia affidano obbligatoriamente a un’unica centrale di committenza l’acquisizione di lavori, servizi e forniture».

Una disposizione che coinvolge 5.698 comuni alle prese con l’urgenza di adempiere l’obbligo normativo dapprima fi ssato per il 1° aprile 2013 e poi prorogato al 1° gennaio 2014. Il legislatore recependo gli orientamenti della giurisprudenza contabile emersi nel corso degli ultimi mesi, ha precisato che dall’obbligo sono escluse le sole ipotesi di affidamento diretto sotto i 40.000 euro.

Il gioco delle scadenze e dei rinvii ha spinto i comuni a perseguire sin qui strade molto diverse. La maggior parte ha assunto una logica attendista, rinviando l’adozione di atti all’effettiva entrata in vigore della norma. Altri comuni hanno pensato di aggirare la norma stessa costituendo, per lo più sulla carta, tante «micro-centrali» con aggregazioni basate su Unioni già esistenti o con convenzioni ad hoc che però mancano di effettivi strumenti operativi.

Una elusione della norma molto rischiosa. La sanzione prevista è la nullità dell’intera procedura di gara con conseguente danno erariale imputabile alla p.a. negligente. In questo ambito, va segnalata la confusione interpretativa, avvalorata anche in alcune sedi para-istituzionali, di una sovrapposizione dell’attività di approvvigionamento di beni, servizi e forniture, alla parallela dinamica dell’associazione dei servizi e delle funzioni essenziali. Se, infatti, risponde alla logica del legislatore la costituzione da parte dei comuni ricadenti in una stessa Unione di un ufficio tecnico associato, ottimizzando le fasi progettuali e propedeutiche all’indizione della gara, l’obbligatorietà del ricorso alla Centrale di committenza necessita di un bacino di riferimento necessariamente più ampio, almeno provinciale secondo la norma. Ne consegue, che anche nel caso di una gestione associata dei servizi tecnici comunali, la fase dell’indizione della procedura di gara va comunque espletata ricorrendo ai servizi di una Centrale di committenza.

Centinaia, inoltre, sono stati i comuni che hanno preferito aderire al modello di committenza pubblica promosso dall’Associazione Asmel: una centrale di committenza nazionale capillarmente strutturata a livello territoriale. L’aspetto profondamente innovativo della soluzione Asmecomm, gratuita per gli associati, è quello di garantire con un’unica piattaforma telematica l’accesso ai servizi da parte di enti dislocati su tutto il territorio nazionale, e contemporaneamente la gestione locale della gara attraverso la centralizzazione delle attività di supporto e di coordinamento in un’unica struttura nazionale.

In tal modo si è anticipato quanto avverrà nel corso del 2014 che vedrà l’avvio della road map per l’informatizzazione integrale delle procedure di gara che è tra gli elementi più innovativi della nuova direttiva appalti approvata dall’Unione europea, e che porterà all’aggiornamento dello stesso dlgs n. 163/2006.

Infatti, i comuni aderenti alla centrale Asmecomm, in poco tempo hanno imparato a padroneggiare le nuove modalità di gestione telematica delle gare attraverso il portale www.asmecomm.it divenuto punto di riferimento nazionale per gli appalti dei comuni. Le procedure possono concludersi in due diverse modalità: con la presentazione delle offerte in modalità cartacea, anche presso la sede del comune, o mediante presentazione online certificata. Il sistema garantisce, in aderenza alla mission Asmel, ogni grado di autonomia agli enti che possono utilizzare in tutto o in parte i servizi gratuiti Asmecomm e mantenere il pieno controllo su tutte le fasi della procedura (progettazione, stesura atti, nomina del responsabile unico del procedimento e commissione ecc.).

Dai dati Asmel emerge che, delle centinaia di procedure già esperite su Asmecomm, che hanno coinvolto già dieci diverse regioni italiane, l’84% sono state gestite in piattaforma e circa il 50% si sono concluse anche con la presentazione delle «buste» in modalità telematica, a riprova del fatto che laddove i comuni intravedono opportunità per migliorare la propria efficienza sanno intraprendere percorsi virtuosi senza aspettare che sia il legislatore nazionale o europeo a dettare loro l’agenda.

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