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Catasto, la riforma scalda i motori aspettando la delega

I piani per il nuovo Catasto sono pronti, o almeno ben delineati. Ad allungare i tempi, se mai, sarà l’assenza di un via libera ufficiale e l’oggettiva complessità di un’operazione che dovrà riguardare tutto il patrimonio edilizio italiano.

La riforma del Catasto è inserita nel disegno di legge delega per la riforma fiscale, approvato nei giorni scorsi dalla Camera e ora alla commissione Finanze del Senato (atto S-1058, l’esame non è ancora iniziato). Se non parte la delega fiscale, non parte neppure la riforma del Catasto, a meno di uno stralcio della revisione degli estimi; ipotesi che al momento, comunque, non pare all’ordine del giorno.

Il secondo fattore che allungherà i tempi della riforma del Catasto è quello legato alla natura stessa dell’operazione: si tratta, infatti, di attribuire una rendita catastale agli oltre 60 milioni di unità immobiliari registrati dalle statistiche catastali, tra cui 33 milioni di abitazioni.

In attesa che si concluda il percorso parlamentare della delega fiscale – e che il Governo emani il decreto legislativo con le istruzioni di dettaglio – si può intanto ragionare sulle difficoltà applicative del percorso di riforma. In concreto, in base all’articolo 2 del Ddl votato da Montecitorio, l’impianto della delega per riformare il Catasto è ora articolato così:

  • il valore patrimoniale medio dovrà essere stabilito sulla base del valore di mercato, espresso in metri quadrati e determinato con funzioni statistiche espresse in un algoritmo che sarà frutto delle metodologie scientifiche espresse a livello nazionale (il Governo ha cancellato l’obbligo di tenere conto anche della letteratura scientifica internazionale);
  •  la rendita catastale (utilizzata attualmente, per esempio, ai fini delle imposte sui redditi) andrà determinata con metodologie analoghe a quelle usate per il valore ma basata sul valore locativo ed espressa – qui è intervenuto un emendamento governativo – anch’essa in metri quadrati;
  •  i Comuni dovranno partecipare al processo di riforma, con un richiamo esplicito, voluto da un emendamento governativo, all’obbligo di delegare ai municipi le funzioni di «revisione degli estimi e del classamento» di cui al Dlgs 112/98;
  •  andrà ridefinito il sistema delle commissioni censuarie e delle sanzioni catastali;
  • le Entrate dovranno partecipare all’elaborazione di piani per lo scambio d’informazione con i Comuni: l’Agenzia – sempre in base a un emendamento di origine governativa – si sostituirà completamente in caso d’inerzia degli enti locali;
  • il contribuente potrà ricorrere in autotutela sull’attribuzione delle nuove rendite catastali.

Bisogna pensare alle difficoltà concrete, naturalmente. Ma anche al lavoro già fatto: durante il governo Monti era stata istituita una commissione di tecnici che lavorava a pieno ritmo sotto l’egida del sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani. Da quasi due anni, quindi, si stanno facendo lavori propedeutici all’impianto che già era stato delineato. Ora le cose sono modificate e i tecnici dell’ex agenzia del Territorio (ora Entrate) si sono già mossi per un riallineamento anche se sono tecnicamente pronti da due anni per avviare la revisione degli estimi.

C’è da risolvere la questione delle mappe catastali mancanti – che stime ufficiose indicano intorno al 6% del totale delle unità immobiliari – ma in questo caso dovrebbe essere il cittadino ad attivarsi, quando gli arriverà la rendita attribuita sulla base di metri quadrati inesatti o approssimativi. E lo stesso dovrebbe valere in tutti i casi, ben più numerosi, in cui le mappe ci sono ma sono vecchie e non più aggiornate alla situazione reale.

Più preoccupante appare lo sforzo di collaborazione con i Comuni: se è vero che l’apporto dei municipi è indispensabile per rilevare i dati sulla cui base far funzionare l’algoritmo (che è già stato elaborato), è altrettanto vero che molti uffici comunali non saranno in grado di fornire supporti importanti. Da ultimo, i tempi: i quattro o cinque anni preventivati per l’operazione partiranno dal momento in cui il decreto legislativo verrà approvato, perché si tratta di effettuare molte migliaia di rilevazioni sul campo, per quanto con l’aiuto dei Comuni e, risorse permettendo, dei professionisti tecnici.

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