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Case pubbliche, caccia al tesoro l’albo pretorio è sparito dai muri

È diventata una ricerca sempre più virtuale, quella per prendere in affitto l’appartamento di proprietà di un ente pubblico. Anche l’albo pretorio del Comune, dove vengono pubblicati i bandi degli immobili liberi, dal primo gennaio di quest’anno non è più un luogo fisico. Nell’era della semplificazione della macchina amministrativa e del risparmio di carta, anche la bacheca pubblica per eccellenza ha traslocato sul sito internet del Comune. Inutile andare all’Anagrafe di via Larga dove, fino a qualche mese fa, si potevano scartabellare i documenti esposti in quel momento e conservati in un armadio aperto. Al massimo si troverà – appena verrà montato – un totem touch screen dove cercare però quello che si può trovare sul computer di casa. Perché, ormai, dagli indirizzi internet dei singoli enti a quello di Palazzo Marino, è lì che bisogna iniziare la caccia. Requisiti necessari: essere veloci e sapere quando cercare, visto che le occasioni si contano sulle dita di una mano ogni anno. Soprattutto per il Pat che, ultimamente, ha lasciato aperti i bandi per 14, 18, 25 giorni. Mai di più. È lì, sull’albo pretorio di Palazzo Marino e sul sito web del Trivulzio, che il direttore generale della Baggina Fabio Nitti dice che vengono pubblicate le offerte delle case in affitto e in vendita. Ma i tempi in cui le bacheche dell’allora sede dell’uf-ficio elettorale di corso di Porta Romana conservavano un’apposita sezione “casa” sono lontani. Un’era geologica fa. Per accorgersene basta consultare il cosiddetto “repertorio” dell’albo: dopo il periodo di consultazione, infatti, tutti i documenti di cui il Comune pubblica l’avviso vengono rispediti fisicamente al mittente. E nell’archivio rimane solo la traccia di quando sono stati affissi. L’ultima vendita-lampo del Pat, quella per un intero palazzo in piazza Santo Stefano e un fabbricato di pregio in Santa Caterina, è rimasta visibile per 17 giorni, in piena estate. L’ultimo “bando assegnazione alloggi”, invece, è rimasto consultabile sull’albo 18 giorni: dal 31 maggio al 18 giugno 2010. Chi l’ha visto? Negli anni Novanta, avvisi come questi erano decine, anche riservati a chi era sotto sfratto. Gli impiegati comunali raccontano un via vai continuo in corso di Porta Romana. Tutti mettevano l’annuncio: non solo Trivulzio, Policlinico o Golgi Redaelli, ma anche Ras, Generali, Inail… Molti, ogni mese. Un elenco che, negli anni si è sempre più assottigliato. Come i modi per trovarla, la casa di un ente. Sul sito del Trivulzio, oggi, non ci sono bandi aperti. E quelli già chiusi non sono consultabili. Diversa la situazione della Fondazione Policlinico: gli avvisi sono pubblicati sul portale per circa un mese e si possono leggere quelli aggiudicati tornando indietro fino al 2007. Lo scorso anno, tra vendite e affitti, ne sono stati fatti cinque, con 22 appartamenti in affitto in città: quasi tutti il 3 maggio con l’apertura delle buste fissata per il 14 giugno. Il Policlinico dà notizia dei bandi anche pubblicando estratti sui giornali, sul bollettino della Regione e con cartelli appesi sui portoni. Gli unici annunci fisici, che affigge anche il Golgi Redaelli. Certo, gli indirizzi disponibili non sono tanti: chi ha trovato una casa del Policlinico sembra tenersela stretta. Come fanno gli inquilini del Golgi Redaelli che, negli immobili di pregio di via Olmetto e dei Piatti, vivono spesso da molti anni. Rispetto ai patrimoni dell’ospedale (1.971 cespiti) e del Pat (poco più di 1.000), quelli dell’istituto presieduto da Rodolfo Masto sono 360. Di questi, 78 sono gli indirizzi del centro storico con «affitti che si avvicinano molto a quelli di mercato», assicura Masto. L’azienda, che domani distribuirà alla commissione comunale anche i nomi degli inquilini, pubblica sul proprio sito i canoni delle 26 case in zona via Torino: dagli ultimi contratti (50 mila euro l’anno per 210 metri in via Olmetto) a quelli che scadranno quest’anno e che hanno cifre ancora da rivalutare (26 mila euro l’anno per 185 metri quadrati in via dei Piatti). «Ogni volta aumentiamo il valore di un 20 per cento per il residenziale e di un 25 per i negozi» racconta il presidente. Di case, qui, se ne liberano pochissime. Ma tutto funziona con il sistema dell’asta e l’annuncio viene fatto con i cartelli affissi nelle portinerie, sul sito e sull’albo pretorio del Comune: «Si può consultare per 40 giorni». L’asta è il sistema utilizzato anche per le zone periferiche con affitti più bassi. Un quarto risponde a esigenze sociali: 74 sono abitate da famiglie con redditi minimi, 6 affidate ad anziani e E’portatori di handicap, 9 a infermieri.

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