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Carta autonomie: primo sì alla Camera

Anche la carta delle autonomie arriva al traguardo della pri-ma approvazione senza la soppressione delle miniprovince, che era stata stoppata dopo il blitz nella manovra correttiva proprio per inserirla in un «provvedimento organico» sugli enti locali. Quello approvato ieri in prima lettura alla camera, del resto, è un testo leggero, che nel corso della lunga permanenza a Montecitorio ha perso pezzi importanti. La razionalizzazione degli enti locali, con i tagli a giunte e consigli e la soppressione di organismi come i difensori civici, è stata quasi tutta anticipata da vari decreti sugli enti locali, mentre sul resto pesa l’ipoteca dell’attuazione del federalismo fiscale. I pilastri del provvedimento, che ora va all’esame del senato, sono due: l’individuazione delle funzioni fondamentali e il trasferimento di attività a comuni e province, che diventeranno però operative solo quando sarà pronta la macchina federalista dei costi standard, e la riscrittura del testo unico degli enti locali. Di questo aspetto si occuperà il governo, delegato a individuare nei prossimi due anni le nuove regole su funzionamento, contabilità e controlli per comuni e province. Sempre che, soprattutto su quest’ultimo punto, non ci pensi prima il Ddl «anticorruzione», presentato tre mesi fa dal governo e ora sui tavoli di palazzo Madama. Il voto di ieri è solo un primo passo ma questo non frena l’entusiasmo di Michelino Davico,sottosegretario all’interno e uno tra gli sponsor principali del provvedimento, che parla di «risultato storico», e di «passo importante per fare chiarezza sulle competenze di autonomia e responsabilità delle attività pubbliche sul territorio». Per l’Anci, invece, il testo si è talmente alleggerito da diventare «inutile se non dannoso», e le stesse opinioni si incontrano nell’opposizione: «Le funzioni degli enti ? sostiene Oriano Giovanelli (Pd) ? andavano trovate prima di avviare il federalismo fiscale, ora si paga l’errore di aver puntato tutto sull’aspetto finanziario».

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