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Caro-Authority per gare d’appalto

A peggiorare la situazione delle piccole imprese che partecipano alle gare d’appalto di lavori servizi e forniture ci si è messo l’aumento del 10% per il 2011 del contributo dovuto da imprese e stazioni appaltanti all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, guidata dal neopresidente Giuseppe Brienza, per le gare d’appalto. L’annuncio dell’incremento generalizzato del 10% per tutte le fasce di spesa in rapporto al valore dell’appalto, con la novità ulteriore dell’estensione dell’obbligo di pagamento anche per le gare d’appalto di valore fino a 150 mila euro, quelle cosiddette sotto-soglia finora libere da contributi, non è piaciuto ai rappresentanti delle associazioni di impresa presenti lunedì al tavolo della riunione con i rappresentanti dell’organismo di via di Ripetta: Cna, Ance, Anci, Fs, Confcommercio, Confartigianato. In sostanza, si pagherà per ogni singolo appalto di valore superiore a ventimila euro. Al di sotto di questa cifra il contributo non è dovuto. I rincari, ha spiegato l’Authority alle associazioni di categoria, si sono resi necessari in conseguenza dei consistenti tagli agli stanziamenti del governo in favore dell’Autorità nel triennio 2010-2012. Tradotto in cifre per l’Authority, secondo la Cna, significa 9 milioni e 300 mila euro di minori entrate per il 2010, 13 milioni e 400 mila per il 2011 e altrettanti per il 2012. Tagli che hanno creato problemi di disavanzo di bilancio per l’Autorità che per il 2010 ha sopperito ricorrendo a risparmi. Per i bilanci 2011 e 2012 la soluzione sono stati i rincari del contributo in maniera da recuperare i 13 milioni e 400 mila euro mancanti sia per il 2011 che per il 2012. Ma alle imprese questa strada non è piaciuta tanto che hanno chiesto all’Authority di rivedere il meccanismo di aumenti generalizzati e di tornare all’esenzione dal contributo per gli appalti cosiddetti sotto-soglia, cioè di valore inferiore a 150 mila euro, suggerendo l’adozione di un sistema proporzionale di contribuzione da parte di imprese e stazioni appaltanti in rapporto al valore dell’appalto messo in gara. Secondo i calcoli della Cna l’estensione del contributo obbligatorio per imprese e stazioni appaltanti che partecipano alle gare sotto-soglia frutterebbe all’Authorità all’incirca 8,5 milioni. Risorse, è il commento della Cna, che verrebbero rastrellate da parte delle piccole imprese perchè sono proprio le pmi a partecipare agli appalti e forniture di servizi di valore meno elevato. Quelle pmi che più di altre devono fare i conti con i colpi duri della crisi. Una soluzione potrebbe venire anche dalla lotta all’elusione individuando le distorsioni come quella di procedere per affidamenti diretti quando non sarebbe consentito. Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, ha criticato la decisione dei rincari non ancora deliberata. «I dati presentati dall’Autorità con il nuovo sistema di contribuzione», ha affermato Silvestrini, «ci dicono che oltre l’80% delle maggiori entrate graverebbero proprio su quella fascia d’imprese che fino ad oggi non erano tenute al pagamento di alcun contributo. Si tratta di un ulteriore prelievo forzoso che si aggiunge ai pesanti costi fissi, che già gravano sulle imprese più piccole, e che rischiano di peggiorare ulteriormente le condizioni di accesso al mercato pubblico». «Il governo ha in cantiere iniziative per la semplificazione burocratica», ha concluso, «Bene. Ora però va detto che è arrivato il momento di invertire una tendenza generalizzata che vede sempre la piccola impresa in prima linea quando si tratta di pagare il conto. In questo caso specifico è sicuramente necessario introdurre un principio ferreo di proporzionalità tra contributo e valore dell’appalto. Oggi tutto ciò è inesistente».

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