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Capitale, riforma solo sulla carta

Il comune di Roma rischia di rimanere capitale solo sulla carta. La delega al governo per attuarne il regime speciale è ormai di fatto scaduta: mancano meno di tre mesi al maggio 2011 e ne servono altrettanti per completare il complesso iter per adottare (almeno) un decreto legislativo che conferisca a Roma nuove competenze e nuove risorse dopo che l’unico adottato sulla base della legge n. 42/09 si è limitato, negli effetti pratici, a cambiare nome al comune e ai suoi organi elettivi. La legge di conversione del decreto-legge milleproroghe non ha previsto una proroga per la scadenza della delega e non avrebbe dovuto neppure farlo in ragione di quanto previsto dalla legge n. 400 del 1988: il Governo non può con decreto-legge auto-affidarsi (né auto-prorogare) una delega legislativa che è compito del Parlamento assegnare. D’altronde la legge di conversione del decreto-legge milleproroghe, dopo la prima approvazione da parte del Senato, conteneva già sufficienti elementi di dubbia sintonia con la Costituzione, come segnalato dal Presidente della Repubblica; uno di questi, facile immaginare, era costituito dalle norme tese ad ampliare i seggi dei consiglieri e degli assessori comunali romani. Non si tratta del ripristino delle condizioni esistenti (ovvero 60 consiglieri e 12 assessori oltre il Sindaco), ma di un aumento, per di più immediato, rispetto all’attuale disciplina. Con l’unico decreto-capitale adottato a settembre 2010, in linea con quanto previsto per tutti i comuni d’Italia, si erano ridotti i consiglieri comunali a 48 e fissati gli assessori a 12 a decorrere dalle prossime elezioni. Con la norma proposta, non solo questa riduzione sarebbe stata cancellata, ma addirittura si sarebbero ampliati gli assessori della Giunta a 15 (più 3 rispetto ad oggi) e non già a decorrere dalle prossime elezioni, bensì dal 1 marzo 2011. Il cosiddetto “emendamento Cutrufo” recava la rubrica “composizione dell’Assemblea capitolina” anche se si riferiva a tutti i comuni con più di un milione di abitanti; in realtà ciò avrebbe interessato sicuramente solo Roma e Milano trovandosi al limite dell’obiettivo Torino e Napoli con oltre 900mila residenti. Dei quattro comuni più grandi tutti eccetto Roma rinnoveranno i propri organi nel prossimo turno di elezioni amministrative 2011 e viene da chiedersi quale avrebbe potuto essere la ragione di aumentare i componenti della giunta fin da subito per poche settimane di attività amministrativa per di più in parte in regime di prorogatio pre-elettorale. Viene facile pensare al rischio di un impiego elettoralistico degli assessorati a disposizione. Anche per l’applicazione a Roma della previsione i dubbi non mancano e non solo per il discutibile ampliamento “istantaneo” dei posti in giunta. Delle due l’una: o Roma comune in quanto capitale e centro della più grande area metropolitana del Paese è destinata a una disciplina differente tesa ad ampliarne gli spazi di autonomia, le competenze, le risorse e a disporre una peculiare organizzazione istituzionale oppure non è un ente di governo speciale ed è assimilabile agli altri comuni; altri comuni, nello specifico, come Milano che però conta la metà degli abitanti, un settimo del territorio, oltre al fatto di non essere la capitale per la quale l’articolo 114, comma terzo, della Costituzione riconosce alla legge statale definirne il regime. Non tutto è perduto dal punto di vista normativo. Non solo perché entro la scadenza di maggio si potrebbe approvare con legge una proroga dei termini per i decreti attuativi, ma soprattutto perché rimane comunque in vigore (e scadrà nel maggio 2012) la delega al Governo per disciplinare il regime speciale di Roma capitale nella sua versione ampliata alla città metropolitana.

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