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Cancellata l’Imu sulla prima casa. Arriva la tassa comunale sui servizi

Via l’Imu sull’abitazione principale per il 2013, anche se al momento i soldi sono stati trovati solo per cancellare la prima rata, quella di giugno finora soltanto sospesa, mentre per eliminare anche quella di dicembre serviranno un altro decreto e, soprattutto, nuove coperture. Un processo a tappe che il governo si impegna a chiudere entro il 15 ottobre quando dovrà presentare in Parlamento la legge di Stabilità, la vecchia Finanziaria. In ogni caso dall’anno prossimo l’Imu non ci sarà più e al suo posto arriverà la service tax, la tassa sui servizi locali compresi i rifiuti. Si era pensato di chiamarla Taser, sigla riportata anche in alcuni documenti circolati ieri. Ma alla fine il nome, già usato per uno storditore elettronico e infatti spunto per diverse battute, è stato bocciato. Si chiamerà service tax, come si era sempre detto.

Al di là delle sigle, saranno i sindaci a decidere aliquote ed esenzioni sulla base di una griglia standard da definire sempre con la legge di Stabilità. Si terrà conto o dei metri quadri o della rendita, in modo da attenuare le sperequazioni dei catasti italiani. Dovrà essere pagata sia dai proprietari che dagli inquilini, visto che la seconda casa produce un reddito ma i servizi come l’illuminazione pubblica o la spazzatura sono a vantaggio di chi ci vive. Il governo promette che, rispetto all’attuale Imu, il carico fiscale sarà più basso. Il capitolo casa è la parte più importante del decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri. L’Imu viene cancellata anche per i terreni agricoli e per gli appartamenti invenduti (al momento era a carico del costruttore) mentre per gli enti di ricerca la decisione verrà presa solo in fase di limatura finale. Ma ci sono anche altre misure importanti. La garanzia della Cassa depositi e prestiti per facilitare l’accesso al credito e quindi l’erogazione dei mutui, ad esempio. Più la creazione di una serie di fondi per aiutare le persone in difficoltà come giovani coppie, precari e i cosiddetti «morosi incolpevoli», quelli che non riescono a pagare le rata del mutuo o l’affitto perché nel frattempo hanno perso il lavoro. Proprio per facilitare gli affitti viene abbassato il carico della cosiddetta cedolare secca, la tassa fissa che pagano i proprietari che danno in locazione un immobile a canone concordato. Il prelievo scenderà dal 19 al 15%.

Altro capitolo importante è quello del lavoro. Viene rifinanziata con 500 milioni di euro la cassa integrazione in deroga anche se la somma (almeno senza una modifica delle regole) non basterà ad arrivare a fine anno, visto che le stime delle Regioni parlano di 1,5 miliardi di euro necessari. Settecento milioni, invece, serviranno per mettere in sicurezza altri 6.500 esodati, le persone che dopo la riforma Fornero sono rimaste o rischiano di rimanere senza pensione e senza stipendio. Saranno scelti nella categoria più disagiata, quella dei licenziati individuali. Verrà creato un fondo da 150 milioni di euro l’anno fino al 2017. Si tratta del quarto intervento a favore degli esodati dopo i tre varati dal governo Monti che hanno riguardato 130 mila persone. Complessivamente il decreto, 21 pagine per 17 articoli, mette in campo risorse per quasi 3 miliardi. «Siamo riusciti a mantenere i saldi invariati» assicura il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Il testo deve essere ancora messo a punto in tutti i suoi dettagli. Tra le misure che riguardano le coperture ce n’è una che però, anche se annunciata da tempo, è importante di per sé. Lo Stato aggiungerà altri 10 miliardi di euro ai 20 già stanziati per saldare entro il 2013 la prima tranche dei vecchi debiti della pubblica amministrazione. Una decisione che viene formalizzata in questo decreto perché i pagamenti porteranno altra Iva nelle casse dello Stato. Ma che, soprattutto, concede un po’ di ossigeno alle aziende in difficoltà.

 

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miliardi, l’ammontare dei pagamenti per i debiti della Pubblica amministrazione previsto per il secondo semestre di quest’anno. La manovra – secondo il ministro dell’Economia Saccomanni – vale due punti percentuali di Prodotto interno lordo miliardi , la somma che il governo ha stanziato per il lavoro, che comprende il miliardo e mezzo messo sugli ammortizzatori in deroga, il miliardo e mezzo per il decreto lavoro e l’intervento di ieri con 700 milioni per 6.500 esodati ha calcolato il ministro del Welfare Enrico Giovannini milioni di euro , la somma che il Consiglio dei ministri ieri ha previsto per rifinanziare la cassa integrazione. Si tratta di una somma inferiore rispetto a quelle circolate nei giorni scorsi, che parlavano di una necessità di fondi pari a 1,5 miliardi

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miliardi, l’ammontare dei pagamenti per i debiti della Pubblica amministrazione previsto per il secondo semestre di quest’anno. La manovra – secondo il ministro dell’Economia Saccomanni – vale due punti percentuali di Prodotto interno lordo miliardi , la somma che il governo ha stanziato per il lavoro, che comprende il miliardo e mezzo messo sugli ammortizzatori in deroga, il miliardo e mezzo per il decreto lavoro e l’intervento di ieri con 700 milioni per 6.500 esodati ha calcolato il ministro del Welfare Enrico Giovannini milioni di euro , la somma che il Consiglio dei ministri ieri ha previsto per rifinanziare la cassa integrazione. Si tratta di una somma inferiore rispetto a quelle circolate nei giorni scorsi, che parlavano di una necessità di fondi pari a 1,5 miliardi

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miliardi, l’ammontare dei pagamenti per i debiti della Pubblica amministrazione previsto per il secondo semestre di quest’anno. La manovra – secondo il ministro dell’Economia Saccomanni – vale due punti percentuali di Prodotto interno lordo miliardi , la somma che il governo ha stanziato per il lavoro, che comprende il miliardo e mezzo messo sugli ammortizzatori in deroga, il miliardo e mezzo per il decreto lavoro e l’intervento di ieri con 700 milioni per 6.500 esodati ha calcolato il ministro del Welfare Enrico Giovannini milioni di euro , la somma che il Consiglio dei ministri ieri ha previsto per rifinanziare la cassa integrazione. Si tratta di una somma inferiore rispetto a quelle circolate nei giorni scorsi, che parlavano di una necessità di fondi pari a 1,5 miliardi

 

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