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Campidoglio, nasce l’Assemblea

Il riconoscimento ufficiale arriva, a 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, in una Aula appena restaurata per suggellare il nuovo corso politico della città. Non più Comune di Roma, ma da ieri, Roma Capitale. Un passaggio sancito dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto approvato venerdì dal Consiglio dei ministri e concretizzato con una seduta straordinaria del consiglio comunale (da ieri Assemblea capitolina) in cui il sindaco Gianni Alemanno ha conferito al Capo dello Stato Giorgio Napolitano la cittadinanza onoraria di Roma Capitale. «Roma, Roma solo deve essere la capitale d’Italia» ha ribadito, nel suo discorso in Campidoglio, il Capo dello Stato citando le parole di Cavour. «È mio doveroso impegno ed assillo – ha proseguito Napolitano – che non vengano ombre da nessuna parte sul patrimonio vitale e indivisibile dell’unità nazionale, di cui è parte integrante il ruolo di Roma Capitale». E poi ha aggiunto: «Un ruolo che non può essere negato, contestato o sfilacciato nella prospettiva di un’evoluzione più marcatamente autonomista e federalista dello Stato italiano». A celebrare la fine del Comune di Roma e la nascita di Roma Capitale c’erano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, della Gioventù Giorgia Meloni, i presidenti di Regione e Provincia, Renata Polverini e Nicola Zingaretti, e gli ex sindaci Walter Veltroni e Francesco Rutelli. Ma in un’Aula Giulio Cesare appena restaurata con banchi dotati di schermi touch screen per consiglieri e assessori, era ben udibile anche il rimbombo delle polemiche. «L’importante atto legislativo di Roma Capitale si inserisce nel più ampio disegno della riforma del federalismo fiscale» ha sottolineato Alemanno, puntando poi il dito contro gli attacchi della Lega. «Invettive politiche dissennate – ha stigmatizzato il sindaco – che vogliono depotenziare il ruolo di Roma Capitale» Quindi, Alemanno ha ribadito che «il Patto per Roma Capitale fu sottoscritto con la Lega all’atto della riforma sul federalismo fiscale e non può essere violato» ed è «impensabile distribuire le sedi centrali dei Ministeri su tutto il territorio nazionale, per i gravi danni organizzativi ed economici che comporterebbe e perché verrebbe colpito il simbolo più importante dell’Unità nazionale». Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti ha aggiunto: «Il federalismo è una riforma importante, ma deve essere approvata senza provvedimenti ridicoli come lo spostamento dei ministeri al Nord». Concorde anche la governatrice Renata Polverini: «Se diciamo che viene fatta Roma Capitale anche perché è la sede del governo e poi portiamo via i ministeri, iniziamo con il piede sbagliato. Non è un processo in cui si può andare per tifoserie». Il sindaco non ha mancato l’affondo finale contro la Lega. «Non esiste la Roma ladrona – ha detto Alemanno durante il suo discorso in Campidoglio – nel complesso, tra Irpef, Ires e Iva, la nostra città offre un gettito fiscale di circa 35 miliardi di euro a fronte di trasferimenti statali di poco superiori a 1 miliardo e 600 milioni di euro». Poi, annunciando la volontà di «arrivare entro novembre ad una prima lettura del Consiglio dei ministri del secondo decreto attuativo di Roma Capitale» e l’apertura di un «tavolo di lavoro con la Regione», il sindaco ha ribadito di «non credere molto all’istituzione della Provincia». Secca la replica del presidente della Provincia Nicola Zingaretti: «Ormai lo dice sempre, non è una grande novità… ».

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