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Cambia l’intera manovra, poi la fiducia modifiche per Regioni, sicurezza e imprese

ROMA – Cambia la manovra dopo il vertice Berlusconi-Tremonti. Il nuovo menù cui lavorano ora i tecnici prevede interventi sulla sicurezza, sul pubblico impiego, sulle Regioni (con l’idea di spalmare i tagli su un periodo più lungo di tempo). Nell’emendamento omnibus anche 60 milioni per Roma Capitale e le modifiche chieste da Confindustria. La nota emessa da Palazzo Chigi dopo il nervoso confronto di Arcore tra presidente del Consiglio e ministro dell’Economia è cauta, ma di fatto il decretone sta per cambiare. Si parla di «miglioramenti», ma solo quelli «realizzabili», dato il vincolo «dell’invarianza dei saldi». Si aggiunge che si dovrà tenere conto che il bene comune «non è fatto dalla somma dei pur legittimi interessi particolari». Si conclude che il governo porrà la fiducia sulla manovra, già al Senato. Su un nuovo testo. Anche Gianni Letta scende in campo per sottolineare che la «giornata è calda» e ribadire «l’esigenza di far quadrare i conti dello Stato imponendo controvoglia i maledetti tagli». Tutto resta comunque in bilico: in serata sembra certa la convocazione delle Regioni da parte di Berlusconi. Poco dopo il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto e Vasco Errani (presidente della conferenza delle Regioni) smentiscono. Intanto un varco tra i «no» del ministero dell’Economia si è già aperto. Ieri Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha annunciato, dopo un colloquio telefonico con Berlusconi e Tremonti, che le richieste degli imprenditori sono state accolte. Al Senato si lavora dunque a nuove norme che ammorbidiscono il blocco delle compensazioni tra debiti e crediti fiscali per chi è sotto accertamento fiscale e all’allungamento dei termini di riscossione da parte dell’erario. Inoltre il governo starebbe valutando anche modiche alla norma sui certificati verdi che avrebbe messo i bastoni tra le ruote alla «green economy». In tutto le imprese potrebbero avere un sollievo di circa 2 miliardi. In attesa delle decisioni di Arcore ieri in Commissione Bilancio del Senato l’orologio è stato bloccato: la giornata dedicata all’esame della manovra è trascorsa al rallentatore tra le interruzioni (una dovuta anche ad una fuga di gas), i pochissimi emendamenti esaminati e moltissimi (i più spinosi) accantonati. Il testo sul quale oggi pioverà un emendamento omnibus del governo e concordato ieri con la maggioranza, arriverà in aula un giorno più tardi, cioè domani invece di oggi. Tra gli emendamenti approvati quello sulle pensioni, ma anche la proroga di sei mesi per i pagamento delle tasse in Abruzzo: una misura che vale 617 milioni che vengono da tagli alla spesa farmaceutica. Entra nel «decretone» l’innalzamento a 65 anni dal 2012 dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego ma che poi aveva fatto parlare di sé soprattutto per il «refuso» sulla cancellazione, di fatto, dei 40 anni di contributi per accedere alla pensione. L’anzianità resta ma comincia ad attuarsi l’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita a partire dal 2015. Da quella data ci vorranno tre mesi di più per poter smettere di lavorare. La seconda revisione ci sarà nel 2019, e non nel 2016 come previsto. L’incertezza comunque continua a regnare. Senza contare la minaccia dei finiani, guidati da Mario Baldassari che ieri hanno riunito l’associazione «Economia reale» per dire che la manovra di Tremonti, così com’è, farà perdere 100 mila posti di lavoro in tre anni e cadere il pil di un punto (il doppio di quanto ammette il governo).

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