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Calderoli ottimista: a gennaio la grande riforma

ROMA – I governatori si mettano l’anima in pace per un paio di mesi. Il decreto attuativo del federalismo sulla finanza regionale arriverà a settembre e non «entro l’estate» come annunciato ieri pomeriggio dal ministro delle Riforme Umberto Bossi. Almeno stando alla scaletta delineata in serata dal suo collega della Semplificazione Roberto Calderoli: prima della pausa ci sarà spazio per tre dlgs (fabbisogni standard, costi standard e fisco comunale); i due successivi (province e regioni) giungeranno dopo le vacanze; da gennaio 2011 ci si concentrerà sulle riforme costituzionali. Tenuta della maggioranza permettendo. Intervenendo alla presentazione dell’ultimo numero della rivista Aspenia dedicata al rapporto tra federalismo e Sud – a cui ha partecipato anche il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello – Calderoli ha annunciato che giovedì o venerdì prossimo arriverà in consiglio dei ministri il decreto sui fabbisogni standard, cioè la quantità efficiente di servizi essenziali che comuni e province dovranno erogare e si vedranno perequare al 100 per cento. A fissarli saranno la società per gli studi di settore Sose Spa e l’Ifel Anci. Un accordo in tal senso è stato siglato ieri in conferenza stato-città alla presenza del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Subito dopo toccherà ai costi standard delle regioni. Già lì il discorso potrebbe convergere sui risparmi ottenibili superando la spesa storica (almeno 5 miliardi gli sprechi superabili) e sui possibili “sconti” che i governatori potrebbero spuntare sui tagli della manovra. Prima del 31 luglio toccherà al decreto sui comuni che, in una prima fase, devolverà ai sindaci 25 miliardi di gettito dei tributi sugli immobili (Irpef, Ici, imposta ipotecaria-catastale, di registro e di successione) e introdurrà la cedolare secca del 23% sugli affitti; in una seconda fase, istituirà la tassa unica «municipale» che i sindaci potranno avviare o meno per accorpare le attuali 18 imposizioni immobiliari diverse. Di tutto ciò si è discusso anche a un tavolo tecnico Anci-governo dove non si sarebbe però parlato dell’ipotesi di tassare forfettariamente al 5% le case fantasma. Dopo l’estate si passerà al decreto che dovrebbe trasferire alle province una quota del bollo auto e a quello che dovrebbe assegnare alle regioni una grossa fetta di compartecipazione Iva e una robusta addizionale Irpef, avviando anche il dibattito sull’eliminazione dell’Irap che «non fa dormire la notte» Calderoli. Dal 2011 spazio alle riforme costituzionali per ridurre i parlamentari, istituire il Senato federale, potenziare i poteri del premier e cambiare la ripartizione tra materie statali, regionali e concorrenti. I lavori del convegno sono stati chiusi dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. Dopo aver ribadito che la «questione meridionale è una questione nazionale » e che «il federalismo è il contrario del fatalismo» Tremonti ha ricordato un suo editoriale del ’91 per il Corriere della sera che lo portò a ricevere «la lettera di una persona importante che mi accusava di scrivere delle cose che non direbbe neanche il buon Bossi». A testimoniare di quanto sia convinto da anni che la ricetta federalista è la giusta risposta ai mali del Mezzogiorno. Garantendo di non volere affatto che «il paese cessi di essere duale e diventi diviso», il titolare di via XX Settembre si è soffermato sul perché l’Italia dagli anni 70 in poi è cresciuta come «un albero storto». La stessa metafora usata nella relazione sul federalismo presentata al parlamento il 30 giugno scorso. E di quel testo Tremonti ha ripercorso i passi principali: dal boom della spesa per le invalidità a «metà regioni che si trovano in default sanitario». Fino ai fondi europei che non solo non stati spesi, ha spiegato, ma sono stati concentrati sui «micro-interventi». Laddove il resto dell’Ue avviava le «grandi opere».

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