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Caccia a 6 miliardi entro fine anno

Nonostante il peggioramento del ciclo economico, che provocherà nell’anno in corso una contrazione del Pil tra l’1,7 e l’1,8%, contro l’1,3% stimato in aprile, il Governo conferma per fine anno il target di un deficit nei dintorni del 3% del Pil. Si renderà necessario per questo un aggiustamento in corso d’opera, di pochi decimali (potrebbe essere limitato a un paio di miliardi), che il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni prevede di mettere in atto non con una manovra correttiva vera e propria, quanto con rimodulazioni di spese e interventi su alcuni capitoli di bilancio. Aggiustamento in parte di natura contabile, in parte di diversa riallocazione di risorse da un capitolo all’altro, tenendo conto che andranno comunque reperiti i 4 miliardi necessari da qui a metà ottobre per far fronte alle prossime scadenze in agenda: 1 miliardo per prorogare a tutto il 2013 il blocco dell’aumento di un punto dell’Iva (se si deciderà in tal senso); 2,3 miliardi per abolire anche la seconda rata Imu di dicembre e altri 700 milioni che serviranno a rafforzare i fondi per la Cig e per finanziare le missioni internazionali nell’ultimo trimestre del 2013.

Le nuove stime saranno approvate venerdì dal Consiglio dei ministri, attraverso la Nota di aggiornamento al «Def» dello scorso aprile. Vi sarà contenuto anche un allegato che integra il Programma nazionale di riforma predisposto dal Governo Monti negli ultimi giorni del suo mandato e dunque necessariamente incompleto. L’allegato, di 26 pagine dal titolo «Un’agenda per la crescita», parte dalla premessa che l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo «è un segnale importante per i mercati e per i nostri partner europei, che consente flessibilità aggiuntiva nei percorsi di riduzione di deficit e debito». Un risultato tuttavia «che non deve indurre a un atteggiamento meno rigoroso, poiché il Paese non può permettersi di tornare indietro sulla procedura d’infrazione».

Ecco perché il Governo ribadisce che il mantenimento del disavanzo entro il 3% del Pil nel 2013 è «obiettivo primario» e che ogni altro intervento di sostegno all’economia che si aggiunga a quelli programmati potrà veder la luce solo a saldi invariati. Solo in tal modo sarà possibile completare l’aggiustamento di bilancio realizzando gli avanzi primari strutturali programmati per instradare l’elevatissimo rapporto debito/Pil (132,2% del Pil nel 2014) «su una traiettoria stabilmente in discesa».

L’agenda per la crescita pone in primo piano il ruolo delle imprese e del lavoro, «anche alla luce delle proposte congiunte delle parti sociali». Quindi spazio alle politiche fiscali e industriali, alle riforme istituzionali, all’efficienza della pubblica amministrazione e alla razionalizzazione della spesa attraverso la «spending review», tenendo comunque conto che «le possibilità di operare nuovi risparmi di spesa nel comparto pubblico sono via via più limitate». Nella sezione delle riforme fiscali si punta a trasferire il prelievo da lavoro e capitale ai consumi, beni immobili e ambiente, e l’obiettivo è «ridurre l’ampiezza del cuneo fiscale». Quanto all’Iva, si ipotizza la revisione dell’ambito di applicazione delle esenzioni e delle aliquote ridotte, e si punta altresì al riordino delle agevolazioni fiscali dirette nonché alla riforma del catasto «allineando gli estimi e le rendite ai valori di mercato».

Si conferma l’aspettativa legata all’effetto “propulsivo” dello sblocco delle prime tranche dei debiti commerciali della Pa: a inizio settembre – conferma il Mef – 17,9 miliardi sono stati messi a disposizione degli enti pubblici debitori, che hanno provveduto a pagare 7,2 miliardi di debiti scaduti, e «sono in fase di pagamento ai creditori i 4,2 miliardi messi a disposizione delle Regioni per il comparto sanitario». Vi si aggiungono i 7,2 miliardi già autorizzati per effetto del decreto Imu-Cig all’esame del Parlamento.

Si punta a favorire la patrimonializzazione delle imprese, «in continuità con l’Ace», al potenziamento del contrasto antievasione così da finanziare «sgravi rivolti alla generalità dei contribuenti, e in particolare a coloro che assolvono pienamente i loro obblighi». Poi nel programma delle riforme trova spazio il capitolo del mercato del lavoro, con l’obiettivo di dare «attuazione effettiva» alle riforme già approvate, e al quadro per la determinazione dei salari «per permettere un migliore allineamento dei salari alla produttività».

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