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C’è poca istruzione nel federalismo

Stando al testo degli schemi di decreto sul federalismo, in discussione presso la Conferenza unificata e la commissione biacamerale sul federalismo, risulta abbastanza chiaro che l’istruzione vi è presente solo marginalmente. La causa di questa emarginazione consiste essenzialmente nel fatto che fino ad oggi non sono state trasferite le competenze amministrative e le rispettive risorse, derivanti dall’attuazione del nuovo Titolo V relative alle competenze legislative dirette o concorrenti attribuite alle Regioni. Non sono state trasferite neppure le risorse corrispondenti alle funzioni amministrative passate da molti anni alle Regioni e agli enti locali con il Decreto Bassanini (112/98): dall’erogazione dei contributi alle scuole paritarie alla gestione del personale tutto resta allo stato.Un’intesa su tali materie doveva essere approvata dalla Conferenza Unificata prima dell’entrata in vigore delle norme sul federalismo fiscale ma finora non se n’è fatto niente per le resistenze del governo. Tale questione risulta di particolare rilievo nella stesura dei decreti che riguardano l’individuazione dei fabbisogni standard delle Regioni e anche quelli dei Comuni e delle Province. Infatti si tratta di funzioni amministrative che non sono mai state oggetto di trasferimenti finanziari nell’ambito del bilancio statale e che quindi non potrebbero, senza tale passaggio, essere oggetto di un progetto di fiscalizzazione (trasformazione in capacita fiscale di entrata delle Regioni, delle Province o dei Comuni, a cui dovrebbe corrispondere un trasferimento da sopprimere nel bilancio statale). Con le attuali scelte, se verranno confermate, ci si troverà di fronte ad una paradossale situazione: il federalismo fiscale, a partire dalla definizione dei fabbisogni e dei relativi costi standard, non potrebbe riguardare tutte le funzioni amministrative in materia di istruzione, a partire dal D.lgvo 112/98 fino a quelle concernenti il nuovo Titolo V della Costituzione sono già di competenza delle Regioni e degli Enti Locali! La situazione è particolarmente gravosa per una funzione fondamentale dei Comuni e delle Province, quella concernente l’edilizia scolastica, gli attuali schemi di decreto di fatto non prevedano un percorso per la definizione dei relativi costi e fabbisogni standard. Ciò perche di fatto attualmente non esiste su tale materia nel Bilancio dello Stato una spesa consolidata da fiscalizzare. Il rischio grave è che in questo settore, come per altre funzioni riguardanti l’istruzione, si trasferiscano di fatto competenze amministrative prive di una correlata capacità di prelievo fiscale.Ma anche con riguardo a quelle materie per le quali il Bilancio dello Stato già prevede trasferimenti agli enti locali, dopo i tagli dell’estate scorsa, la situazione in Conferenza unificata è molto tesa. Sulla questione dei fabbisogni standard alle Regioni ai Province e ai Comuni è intervenuta di recente la Relazione governativa sul finanziamento degli enti territoriali. Fra gli allegati alla Relazione della Copaff (Commissione tecnica per il federalismo fiscale), per la funzione dell’istruzione risulta riportata un’analisi delle spese correnti e in conto capitale delle amministrazioni comunali e provinciali relative alle funzioni fondamentali indicate all’articolo 2, comma 1, lettera a) e che vengono fiscalizzate a vantaggio degli enti locali: riguardano nel 2008 una spesa totale di 9, 382 miliardi, a cui contribuiscono per 6,786 mld di euro i comuni e per 2,596 miliardi le province. Prevalentemente si tratta di spese per la manutenzione delle scuole, le mense, gli asilo nido e i trasporti. Per quanto riguarda le Regioni i trasferimenti statali destinati al fondo unico (4.894.895.458 euro) sono ripartiti a seconda del ministero erogante. Secondo i dati riportati nella Relazione del Ministro Tremonti con riferimento all’anno finanziario 2008 provengono dal Mef 3.974 milioni pari all’81% del totale. Tra le voci di trasferimenti per l’istruzione considerate ai fini del fondo unico si possono segnalare: Il sostegno all’istruzione per l’assegnazione di borse di studio (capitolo 3044 del ministerod ell’economia e delle finanze) pari a circa 155 milioni di euro; 117,3 nel 2010.(nella previsione 2011 sono allocati 33,1 milioni di euro – 84,2 milioni di euro in meno rispetto alla legge di assestamento 2010. Il finanziamento del fondo di intervento integrativo da ripartire tra le regioni per la concessione dei prestiti d’onore e per il diritto allo studio (cap. 1695 del ministero dell’istruzione) per 152 milioni di euro. ( il capitolo risulta nel 2011 portato a 25,7 milioni, con una riduzione di 74,00 milioni rispetto all’assestamento 2010). Invece, tra gli stanziamenti del 2008 destinati a favore delle Regioni, i capitoli per i quali andrebbero assicurate modalità di finanziamento permanente per consentire la fiscalizzazione, si ritrovano: al Ministero dell’Interno nel cap 7243 la somma di 103.2990.998 occorrente per garantire la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo in favore degli alunni che adempiano l’obbligo scolastico in possesso dei requisiti richiesti, nonchè alla fornitura di libri di testo da dare in comodato anche agli studenti della scuola secondaria superiore (soppresso nel bilancio di previsione 2011); Al Ministero dell’istruzione università e ricerca cap. 7160 100.000.000, per le spese per l’attivazione dei piani di edilizia scolastica e per il completamento delle attività di messa in sicurezza e di adeguamento a norma degli edifici.(non più presente nel bilancio di previsione 2011) La situazione di blocco che si verrebbe a creare spiega le forti critiche formulate in questi giorni contro i decreti dalle regioni, anche da alcune a forte guida di centrodestra come la Lombardia di Roberto Formigoni.

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