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Buono scuola anche all’asilo

TORINO – Novità in vista per i servizi socio-educativi per la prima infanzia in Piemonte. La regione, attraverso le direzioni Politiche sociali e Istruzione, sta lavorando ad un testo per rivedere la normativa su nidi e scuole dell’infanzia, razionalizzando il sistema. «L’attuale legge è datata 1973 – spiega l’assessore piemontese all’Istruzione Alberto Ciro – ed ormai obsoleta perché prende in considerazione solo gli asili nido pubblici e non tiene conto di tutta una serie di servizi per la prima infanzia nati in questi anni, come micronidi, nidi aziendali, centri di custodia a orario e babyparking, anche di tipo privato». L’assetto istituzionale, con la nuova legge, sarebbe modificato rispetto al quadro normativo vigente: vengono attribuite, infatti, specifiche funzioni alla Regione (Linee d’indirizzo, criteri di programmazione, promozione di un sistema di contributi a favore dei fruitori) e ai comuni. Tra i punti più significativi della proposta, la classificazione dei servizi disponibili per la prima infanzia: servizi primari – nidi d’infanzia, micro-nidi, nidi aziendali e sezioni primavera -, integrativi – nidi in famiglia, centri per bambini e ricreativi?; la definizione del sistema di accreditamento dei servizi privati; l’estensione del “buono scuola” anche a nidi e scuole dell’infanzia; la ridefinizione del rapporto educatore-bambino con l’obiettivo di abbassarlo in modo da abbattere i costi (1-8 per la fascia d’età tra 3 e 12 mesi; 1-10 per 13-36 mesi e 1-15 per i centri che ospitano bambini di età superiore ai tre anni). Il nuovo testo è già stato oggetto di confronto con i sindacati (prossimo incontro il 5 maggio) e a breve verrà discusso con l’Anci. «Concordiamo sulla necessità di una legge quadro per l’infanzia ? sottolinea Laura Seidita, della segreteria della Cgil Piemonte – ma al centro del “sistema” bisogna mettere i bisogni del bambino e non le esigenze delle amministrazioni di abbattere i costi. I rapporti educatore-bambino proposti non sono condivisibili e mettono in crisi un servizio che è stato sempre valutato di qualità. La realtà del settore privato deve essere sottoposta alle stesse regole del pubblico, così come i sistemi di accreditamento devono essere chiari ed equiparati tra pubblico e privato». Servono, aggiunge, modelli di partecipazione da parte dei genitori «perché la legge non determina un obbligo ma lascia libera scelta ai singoli enti di costituire o meno i comitati di gestione. Inoltre è fondamentale il ripristino del fondo regionale infanzia che la proposta sembrerebbe sopprimere o sostituire». Positiva la prima valutazione da parte dei comuni. Per Amalia Neirotti, presidente di Anci Piemonte, «è appropriata la modifica proposta dalla regione del rapporto educatore-bambino – precisa. Nel caso di bambini così piccoli, le assenze sono numerose e nella gestione pratica, il numero abituale dei frequentanti è al di sotto di quello degli iscritti. Dunque, finisce per cambiare poco rispetto ai vecchi parametri». Aggiunge: «Fondamentale per la sicurezza del servizio è garantire la presenza degli educatori, questo sì, introducendo meccanismi di verifica». Perplessità sul provvedimento esprime il consigliere regionale Gianna Pentenero, Pd, ex assessore regionale all’Istruzione, che lo giudica «poco tutelante». Commenta: «Non considera l’esperienza piemontese portata avanti nel settore e non dà garanzie di qualità. Non punta in alto, come invece fatto in questi anni». La Pentenero ha ripreso il Ddl per la prima infanzia elaborato nella giunta precedente e l’ha ripresentato in commissione.

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