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Buco superiore ai 900 milioni Taranto portò al massimo le tasse

Schiacciato sotto una montagna di debiti, il Comune di Taranto dichiarò il dissesto finanziario il 17 ottobre del 2006. Oggi, dopo soli quattro anni, la città può dire di essere quasi uscita dal tunnel. Fu il commissario Tommaso Blonda a certificare lo stato di collasso dei conti comunali e ad assumersi la responsabilità di dichiarare il crac. Nominato a marzo dopo le dimissioni del sindaco Rossana Di Bello per la vicenda giudiziaria dell’ince-neritore, in sette mesi si trovò di fronte a questa situazione contabile: gestione finanziaria complessiva 2006 in rosso per 357 milioni 356 mila euro derivanti da: disavanzo 2005 pari a 137.699.678; disavanzo 2006 di 103.325.930; debiti fuori bilancio già riconosciuti e, quindi, da rimborsare 51.537.135; debiti fuori bilancio ancora da riconoscere 64.793.434. Una gestione finanziaria impossibile da riequilibrare. Una settimana prima del 16 ottobre, Blonda aveva in cassa poco più di cinque milioni con un fabbisogno sino alla fine dell’anno di 82 milioni. Anche se fosse riuscito a vendere all’istante la parte del patrimonio immobiliare im-mediatamente alienabile e avesse incassato subito i soldi sarebbe riuscito a mettere in cassa solo 44 milioni, una goccia di fronte ai 357 milioni di debiti e insufficiente ad andare avanti. Dichiarando il dissesto Blonda aprì le porte agli emissari del ministero delle Finanze che ebbero il compito, che dura ancora oggi, di governare l’indebita-mento per portarlo a zero nel minor tempo possibile. Napoli, l’ultimo esempio di grande area urbana dissestata, aveva impiegato tredici anni. Vivere in una città «sotto dissesto» vuol dire essere cittadini di un Comune che, per legge, deve portare all’aliquota più alta tutte le imposte e i tributi. A Taranto l’imposta comunale sugli immobili (Ici) arrivò al 7 per mille, la Tosap (suolo pubblico), la pubblicità, la tassa sui rifiuti (Tarsu) tutte al massimo e in grado di coprire al 100% i costi. Tagliate tutte le agevolazioni e eliminato ogni tipo di contributo. Per la Tarsu i tarantini arrivarono a pagare 3.02 euro al metro quadrato e solo oggi hanno recuperato mezzo euro. Insomma si rassegnarono a un periodo nel quale era esclusa la sola idea di poter spendere un solo euro in più di quanto entrasse in cassa. Il quadro completo dell’in-debitamento, in ogni caso, si ebbe dopo qualche mese. Era peggio di quanto si attendessero i nuovi amministratori, nel frattempo eletti dopo il commissariamento, e i tecnici dell’organismo straordinario di liquidazione presieduto da Francesco Boccia. Arrivarono 5.876 istanze di creditori per un totale di 616 milioni di crediti «commerciali» ai quali bisognava aggiungere 365 milioni di debiti «finanziari» dovuti al prestito Boc (250) a mutui per 65 milioni, un’apertura di credito di 25 e l’operazione Swap per altri 25. Il governo intervenne con 124 milioni e il Comune applicò la così detta procedura semplificata che abbatteva ogni singolo debito di una quota tra il 40 e il 60%. Prendere o lasciare.

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