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Brunetta dà più poteri ai dirigenti alla faccia di sindacati e giudici

E’ una corsa contro il tempo, quella tra Brunetta e i sindacati. A chi arriva prima a fermare l’altro. Sembrava che i sindacati, quelli moderati di Cisl e Uil, ci fossero riusciti con l’accordo spuntato a Palazzo Chigi lo scorso 4 febbraio, che rinviando a una successiva trattativa all’Aran molti dei nodi caldi dell’attuazione del decreto legislativo 150/2009 nei fatti depotenziavano la riforma Brunetta. E ora invece il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, sta per assestare un colpo a suo favore: intanto che il tavolo all’Aran ancora non si è aperto, con un decreto correttivo al 150 si rendono pienamente operativi alcuni filoni della riforma che rischiavano con l’accordo di restare fermi. Rendendo così la pariglia ai sindacati e stoppando i giudici che, adducendo dubbi interpretativi, stanno remando contro. Si tratta di un decreto legislativo che in queste ore è stato sottoposto al vaglio di regioni, comuni e province per il prescritto parere, prima della trasmissione alla camere e poi il via libero definitivo del consiglio dei ministri. Un decreto che tra le varie correzioni stabilisce che l’adeguamento dei contratti collettivi integrativi è necessario solo per i contratti vigenti alla data di entrata in vigore del 150, «mentre i contratti sotto scritti successivamente si applicano immediatamente le disposizioni introdotte dal medesimo decreto». Ma il colpo più forte si ha al l’ultimo punto dell’articolato, quello in cui si interpreta il senso dell’articolo 65 comma 5 del decreto legislativo 150/2009: le disposizioni che si applicano dalla tornata contrattuale successiva a quella in corso al momento dell’entrata in vigore del decreto «sono esclusivamente quelle relative al procedimento negoziale di approvazione dei contratti collettivi nazionali». Fuori di burocratese, questo significa che in tema di relazioni sindacali la riforma si applica già. Anche se proprio sulle relazioni sindacali il tavolo all’Aran avrebbe dovuto dire una parola chiarificatrice e condivisa. E dunque, i dirigenti possono da subito disciplinare l’organizzazione del lavoro e la gestione degli uffici come ritengono opportuno. Informando i sindacati ma senza trattare più con loro, come fatto finora e come preteso ancora dalle sigle. Tanto da aver ottenuto un diluvio di sentenze a favore che hanno bloccato l’inziativa manageriale dei dirigenti pubblici. Se il decreto dovesse riuscire a ultimare il suo iter prima dell’accordo, avrà vinto Brunetta. Un risultato non da poco per il responsabile di Palazzo Vidoni, visto lo stop inferto alla sua riforma dalla manovra correttiva dei conti pubblici che ha congelato le retribuzioni degli statali impedendo aumenti o decurtazioni sul monte salariale pregresso. Così mandando a gambe all’aria la piena attuazione della meritocrazia. La partita non è ancora finita.

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