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Bossi rilancia: Irpef e Iva alle regioni

MILANO – Sarà anche stata una «tempesta in un bicchier d’acqua» che, come racconta il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, si è chiusa «con una risata fra me e Bossi» sulla «sciocchezza riportata da un quotidiano locale». Fatto sta che la presunta frase di Umberto Bossi su una nuova versione di fisco municipale («la Lega ha già portato a casa 15 miliardi per i comuni, ma bisogna trovare l’accordo con Tremonti e vedrete che ce la farò; potrebbero girare nelle casse dei nostri comuni l’Irpef e anche l’Iva») ha scatenato un mezzo putiferio. Chiuso con due note concilianti del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e con la «versione ufficiale» del comizio del Senatur a Soncino, in provincia di Cremona, fissata in un breve video (20 secondi) su padanianet.com: nel passaggio riportato sul sito il Senatur spiega che «le tasse dello stato che dovrebbero andare alle regioni sono,io penso,l’Irpef e l’Iva,o una miscela tra Irpef e Iva». Così concepito, il fisco regionale è quello fissato dalla legge delega, che delle compartecipazioni ai due grandi tributi erariali fa il pilastro dei futuri bilanci regionali. Al centro della strategia è in particola-re l’Iva, per collegare il gettito al territorio che lo produce (il quadro VT delle dichiarazioni Iva indica il «luogo di nascita» dell’imposta) e responsabilizzare per questa via anche i governi locali (si veda Il Sole 24 Ore del 5 luglio). Versioni ufficiali o apocrife a parte, il dato certo è che«il federalismo fiscale è l’obiettivo di quest’estate – assicura il leader del Carroccio -. Non vado neanche in ferie se non si chiude la partita, e sapete che sono un uomo di parola». Ma Bossi ha parlato anche di quote latte, dicendo ai Cobas: «Sto dalla vostra parte, chiederò a Zaia di scendere in campo. L’ho detto anche a Berlusconi: non puoi far chiudere le fattorie del nord, la gente non capirebbe». Tornando al federalismo, il calendario “ufficiale” prevede il decreto attuativo sul fisco comunale prima della pausa estiva e i provvedimenti sulle regioni alla ripresa di settembre, ma è chiara l’intenzione di Bossi di blindare da subito almeno il risultato politico. Una tappa essenziale per sciogliere molti di questi dubbi è rappresentata appunto dal decreto sulla tassa municipale, fondata sul mattone; secondo l’intesa siglata fra sindaci e governo due settimane fa il provvedimento avrebbe dovuto vedere la luce entro il 31 luglio. Un consiglio dei ministri in questa settimana non è ancora convocato, ma chi è vicino al dossier assicura che il decreto sarà approvato senza dubbio prima del 6 agosto. Anche il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, ha chiarito che «una settimana in più non fa una grossa differenza», purché il testo arrivi prima dello stop agostano. L’idea di base, che vede confluire nelle casse dei comuni i protagonisti del fisco immobiliare, rimane confermata, ma restano da chiarire i meccanismi per equilibrare le sorti di chi ha valori catastali bassi e mercati immobiliari fiacchi con quelle delle città dal mattone più ricco. Comincia a chiarirsi, intanto, il ruolo dei comuni delle regioni a statuto speciale nel cantiere per la costruzione dei «fabbisogni standard» (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). «Anche loro – spiega Luca Antonini, presidente della commissione tecnica per l’attuazione della riforma – rientrano nei parametri nazionali per la fissazione degli standard ». I parametri per i comuni siciliani, per esempio, nasceranno dall’analisi nazionale, e non da un confronto chiuso nei confini dell’isola, poi a ogni regione sarà dedicato un provvedimento attuativo per tenere conto delle particolarità locali. La differenza chiave è nella disponibilità dei trasferimenti, soprattutto quelli regionali nei territori del Nord, che offrono una dotazione extra in grado di far superare i livelli «giusti» delle spese senza alzare le aliquote locali.

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