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Bossi: governo fino a marzo, federalismo salvo

ROMA – Il Cavaliere torna a caccia. Sul terreno prediletto di Montecitorio. E ci resterà per i prossimi 27 giorni, fino al voto di fiducia del 14 dicembre. Deputati finiani dubbiosi e udc titubanti, per adesso almeno quattro, nel mirino. Obiettivo finale: convincerne otto a non votare contro il governo. In attesa del D-day, Palazzo Chigi congela la campagna televisiva (ed elettorale) che Berlusconi aveva deciso di lanciare a partire da stasera a Matrix, su Canale 5. «Ci andrà il 14 sera, per rispetto al Parlamento» fa sapere Paolo Bonaiuti. Si vada pure al voto, ma guai a mettere in discussione il federalismo, avverte Umberto Bossi. Al giornalista che in serata gli chiede al Senato del possibile tramonto della riforma in caso di elezioni, lui ribatte con un «sei un uomo morto». Perché almeno per l’ordinaria amministrazione, «il governo durerà fino al 27 marzo», spiega Calderoli al suo fianco. E la scelta di votare la fiducia il 14 dicembre? «Paga un po’ di qua, un po’ di là, bisogna mantenere la pace» taglia corto Bossi. L’annuncio del ritorno al Pdl di Giuseppe Angeli, 79 anni, eletto in America Latina e passato con Fli, lo dà in sala stampa alla Camera la stessa Daniela Santanché che per settimane aveva esercitato il pressing. «Torno a casa, non sono stato comprato», giura lui. I coordinatori La Russa, Verdini e la sottosegretaria sono pronti a giurare che altri seguiranno. «È la nostra controffensiva di verità: due o tre di Fli mi hanno detto che non parteciperanno al voto di sfiducia» annuncia il ministro della Difesa. «Noi non facciamo calciomercato, né compravendita – spiega la Santanché – È da Fli che mi sono arrivate telefonate da chi mi chiede di far sapere a Berlusconi che non gli voterà contro». Il Transatlantico, mentre in aula si discute la legge di Stabilità, torna un suk. Telefonate, pressioni, «stanno promettendo di tutto, ai nostri, purtroppo facendo leva anche su vicende personali» raccontano dentro Fli. Sotto torchio, dicono, Silvano Moffa, Catia Polidori (più volte critica coi falchi), Giuseppe Consolo. I diretti interessati negano qualsiasi contatto. Ma le antenne sono tese anche in casa Udc, dove i cinque già fuoriusciti del gruppo Romano stanno sondando altri incerti. Tra i target, Angelo Compagnon, imprenditore friulano alla seconda legislatura. «Non c’è bisogno di promettere nulla, semplicemente la prosecuzione della legislatura – sogghigna Pippo Fallica, cravatta arancione dei forzisti del Sud – Il presidente Berlusconi passerà in rassegna i 240 con una sola legislatura, che in caso di crisi rischiano di perdere il diritto al vitalizio». E il gioco è fatto, è la tesi. Tra i finiani sono otto, i novizi, tra gli Udc sei. «Si parla già di 3-4 di Fli che voteranno la fiducia, altri se ne aggiungeranno dai centristi e a quota otto la spuntiamo – fa di conto il berlusconiano Osvaldo Napoli – A noi ne basta uno in più, il 14 dicembre, poi sarà un trionfo». Il Transatlantico torna in fibrillazione, ma al primo piano di Montecitorio, al quartier generale di Fini, ostentano serenità. «Se anche 2-3 dei nostri dovessero uscire dall’aula il 14 dicembre, cosa cambierebbe? – chiede Nino Lo Presti – La verità è che ormai nessuno salirebbe su quel carro destinato al burrone». E come accaduto a settembre, profetizza il rutelliano di vecchio pelo Pino Pisicchio, «finirà al contrario che altri pidiellini passeranno da questa parte».

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