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Bologna, wifi pubblico donato dai privati

Nexis, società bolognese specializzata in reti informatiche e WiFi, ha dato il via ieri all’iniziativa “Bologna wifi”. Prevede di donare, attraverso la controllata Ikalia, a 100 esercizi commerciali del centro di Bologna altrettanti hotspot wireless, creando così i presupposti per una grande rete federata su scala cittadina.
Le realtà locali, d’altronde, non restano in attesa che a livello nazionale si chiarisca il destino del decreto Pisanu. Il progetto si inserisce così idealmente nel filone di iniziative che cercano di favorire la diffusione del WiFi in Italia, da quella di Trenitalia sui Frecciarossa e in alcune stazioni, a quelle delle province e dei comuni.
L’azienda ha fatto tuttavia qualcosa di diverso rispetto a quanto visto in precedenza: intende contribuire a “rendere la propria città un piccolo paradiso del WiFi” fornendo l’hardware necessario agli esercizi commerciali a offrire il servizio. L’idea, spiega il direttore commerciale di Nexis Luca Fronzoni, è quella di mettere a disposizione degli esercizi commerciali del centro storico che ne faranno richiesta “in maniera completamente gratuita cento dei nostri sistemi di accesso WiFi”. Si tratta di piccoli apparati wireless da connettere a una qualsiasi linea ADSL preesistente.
“Ogni location – spiega ancora Fronzoni – potrà così offrire la connessione ai clienti, all’interno o all’esterno dei locali dell’attività. Gli utenti del servizio potranno navigare con un unico account presso tutte le attività aderenti all’iniziativa”. Cinque saranno le ore di navigazione gratuite da consumare nell’arco di una settimana, con ogni account ottenibile inserendo sulla pagina di benvenuto (gestito tramite il servizio WiSpot prodotto da Nexis e Ikalia) il proprio numero cellulare, sul quale le credenziali di accesso saranno recapitate via SMS. Raggiunto il monte ore, in ogni caso, il singolo utente potrà fare richiesta di nuove credenziali gratuite.
Gli esercenti che aderiranno saranno elencati sul sito creato per l’iniziativa, che spiega anche come fare richiesta di partecipazione. A loro, per altro, spetterà il compito di fornirsi di una connessione ADSL e di impegnarsi a mantenere il servizio attivo.
C’è peraltro da chiedersi se le telco riterranno i contratti stipulati dai commercianti sufficienti per garantire il servizio: già qualche settimana fa, d’altronde, il presidente di Asstel aveva avuto modo di criticare il wireless offerto dalla PA, anche se in quel caso intendeva scagliarsi contro l’iniziativa pubblica che a suo avviso ostacolerebbe quella privata. Aderire in questo momento alla conversione WiFi significa, inoltre anche garantirsi visibilità e attenzione: restano da chiarire alcuni punti fondamentali sui contratti che legano gli ISP ai clienti, e se questi prevedano la “cessione” di banda a terzi.
Bologna, da parte sua, colma un gap dei suoi servizi, dal momento che, passando in città, non era così facile trovare una rete WiFi accessibile. Anche il servizio comunale Iperbole che, ad esempio, garantisce 3 ore di navigazione gratuita nella piazza coperta della Biblioteca Salaborsa, è limitato agli iscritti alla rete civica, ai maggiorenni residenti in città e ai dipendenti del comune e agli studenti, ai docenti e il personale tecnico-amministrativo dell’Università di Bologna.

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