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Bologna riscopra il welfare per l’infanzia

Il dibattito che si è aperto sul welfare a Bologna ha prevalentemente riguardato gli anziani, trascurando l’infanzia e l’ado-lescenza, indebolendo la necessità di affrontare le “nuove” povertà e i nuovi bisogni, specie in campo educativo. Proprio a questo riguardo, facendo ricorso ai lunghi anni di esperienza professionale, offro un contributo con l’elaborazione di linee progettuali di nuovo welfare cittadino rivolto alla fascia di età dai 3 mesi ai 18 anni. Con l’auspicio che la diagnosi e le proposte possano alimentare il confronto in vista della prossima campagna elettorale comunale. La crisi investe l’istituto famiglia in modo preoccupante. E ci troviamo di fronte all’incapacità nell’affron-tare le nuove e più aggressive problematiche dei nostri adolescenti perché si utilizzano strategie di contenimento tradizionali, all’interno di istituzioni in difficoltà nel delineare nuove risposte in termini di servizi sul territorio. Ad esempio, da tempo sostengo la necessità di allargare la fascia di età (11-14 anni) sulla quale oggi operano i Centri “Anni Verdi” di IRIDeS, potendo aiutare i ragazzi in situazione di disagio fino ai 18 anni. Il quadro risulta ancor più preoccupante per l’assenza di politiche nazionali, aggravata dai tagli in campo scolastico sul tempo pieno e prolungato e dalla mancata attivazione di sezioni di materna. Bologna ha saputo disegnare un welfare che, rivolto all’infanzia, ha ispirato la legislazione nazionale. Ora la città deve recuperare questo ruolo. I primi atti della nuova Giunta dovranno comprendere la costituzione di un gruppo di studio, coordinato dal sindaco, con queste priorità: rispondere alle richieste di servizio per l’infanzia e di tempo pieno; sostenere la genitorialità; prevenire il disagio giovanile con punti di ascolto in ogni quartiere. Rispetto agli emergenti nuovi bisogni e in rapporto alle diminuite risorse pubbliche occorre che i progetti socio-educativi poggino sul principio della sussidiarietà. Investendo tutta la società civile, ma anche le imprese e le Fondazioni bancarie, nella compartecipazione gestionale; potenziando sinergie con le scuole, con gli oratori e i centri giovanili delle parrocchie. Si potrebbe creare un “albo cittadino” nel quale iscrivere docenti e presidi pensionati che mettano al servizio la loro esperienza, a titolo gratuito. Il Comune dovrà chiamare lo Stato ad una maggiore presenza nella scuola per l’infanzia. Per riequilibrare l’impegno del Comune occorre un percorso finalizzato al trasferimento allo Stato di 70 sezioni di materna. Il personale comunale “recuperato” potrà essere utilizzato in progetti socio-educativi sul territorio.

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