Questo articolo è stato letto 0 volte

Bloccati 2,5 miliardi a scapito di servizi e investimenti

I comuni hanno contribuito al risanamento della finanza pubblica per circa 4 miliardi di euro dal 2004 al 2009, e sopportano entro il 2012 un taglio di 2,5 miliardi di trasferimenti e il mantenimento di una saldo finanziario positivo per almeno 2,5 miliardi, a scapito di servizi e investimenti. In questo quadro il federalismo fiscale rappresenta l’occasione per una ripartenza, improntata al-l’autonomia di entrata, all’equità nel riparto delle risorse in riferimento ai costi standard e alle capacità fiscali. Nel frattempo l’autonomia finanziaria, bloccata dal 2008, sembra riattivabile nella forma dell’addizionale Irpef per il 44% dei comuni fin dal 2011, sempre che il Dlgs sul fisco municipale veda la luce in tempi ragionevoli. Ciò vale anche per l’imposta di soggiorno, attivabile dai comuni capoluogo e dai comuni turistici, che in base alla classificazione Istat potrebbero essere circa 2.000. Per il resto la pubblicazione del Dlgs sulle entrate dovrebbe attivare anche la compartecipazione Iva, distribuita, fino alla disponibilità dei dati comunali, in base al gettito provinciale pro capite, che insieme al fondo di riequilibrio sostituisce i trasferimenti fiscalizzabili per un totale di 11,243 miliardi per il 2011. Nel frattempo il “milleproroghe” dispone, oltre al pagamento entro marzo da parte del Viminale della prima rata dei trasferimenti, anche la possibilità di utilizzare il 75% dei proventi degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e pone il rapporto tra interessi passivi ed entrate correnti al 12 per cento. L’Anci, per consentire ai comuni di usufruire di tutte queste opportunità, ha chiesto la proroga dei bilanci di previsione al 31 maggio. Per il patto di stabilità, il 2011 segna una svolta: la distinzione della regola di equilibrio di bilancio dal contributo al risanamento della finanza pubblica. In primo luogo la modifica nel calcolo del contributo del singolo ente segna l’abbandono del parametro fisso che tanti problemi aveva generato, attestandosi su un sistema più coerente con la realtà finanziaria dell’ente. Per accompagnare questa revisione il comparto si fa carico del riequilibrio interno attraverso l’abbattimento del 50% delle distanze dal vecchio obiettivo, e lo Stato si fa carico dei picchi di manovra con il finanziamento della clausola di salvaguardia. Anci ha espresso l’intesa in merito, ma il Dpcm, altro elemento necessario per la chiusura dei bilanci 2011, non è stato ancora emanato. Il grande problema del patto rimane comunque l’entità del contributo alla manovra: è evidente che il superamento dei trasferimenti erariali con l’attuazione del federalismo fiscale apre la strada a un corrispondente superamento del contributo dei comuni basato erroneamente sulla dipendenza del comparto dal finanziamento statale. Quindi la logica conseguenza sarebbe il riassorbimento a favore dei comuni di quei 2,5 miliardi di euro di risorse locali bloccate in tesoreria. In conclusione i provvedimenti in itinere contengono molte novità, la maggior parte delle quali derivanti da un serrato confronto dell’Anci con il Governo, però la necessità odierna è la disponibilità di elementi certi per chiudere i bilanci 2011, e passare dalla programmazione all’attività.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>