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Beni culturali, stop alle promozioni

La Cassazione dice no alla promozione a dirigenti per i vincitori del concorso dei Beni culturali. In 400 chiedevano di essere inquadrati al vertice dell’amministrazione, 100 hanno fatto causa e alcuni, proprio nei giorni scorsi, viste alcune sentenze passate in giudicato perché la Regione non si era appellata, sono stati appena promossi a manager di diverse strutture. Ma adesso una sentenza della Cassazione ha messo nero su bianco come questi vincitori di concorso debbano essere inquadrati nel ruolo di funzionari direttivi e i sindacati chiedono già la retrocessione non solo per i promossi ai Beni culturali, una decina, ma anche per trenta dirigenti del dipartimento Bilancio che avevano vinto un concorso analogo, e sono stati inquadrati come dirigenti di terza fascia, anche se la selezione era per qualifiche pari a quelle di funzionari direttivi. Di certo c’è che la Cassazione dice no alla promozione di 100 dipendenti regionali a dirigenti. E lo fa con una sentenza, depositata due settimane fa, che spiega come questi lavoratori non abbiano diritto a essere inquadrati come dirigenti di terza fascia, visto che proprio la terza fascia è un’istituzione tutta siciliana e «a esaurimento», e quindi non può essere allargata. Da anni va avanti questo braccio di ferro, da quando nel 2000 l’allora assessore Fabio Granata bandì questi concorsi. I vincitori sono stati 400, cento sono stati assunti chiedendo la qualifica di dirigente, perché il concorso bandito prima della riforma del-l’amministrazione era, a dire dei concorrenti, per qualifiche «pari a quelle dei dirigenti di terza fascia». La sentenza della Cassazione adesso dice no a queste promozioni. Per il Cobas-Codir questa è una vittoria, perché blocca «promozioni illegittime». «La Cassazione riconosce il vero ruolo dei vincitori del concorso e la funzione dei funzionari direttivi come previsto anche dal contratto di lavoro: ingegneri, avvocati, archeologi, geologi, per esempio, inquadrati erroneamente come dirigenti, appartengono proprio a questa categoria – dicono Marcello Minio e Michele D’Amico – Non si può non sottolineare negativamente il comportamento del governo regionale che, attraverso il dipartimento dei Beni culturali, ha addirittura affidato incarichi di responsabilità manageriale a personale proveniente da questo concorso per funzionari non aspettando l’esito della Cassazione». Se 100 chiedevano di essere promossi, 5 hanno appena avuto l’incarico dirigenziale con sentenze passate in giudicato, perché la Regione non si è appellata a questi casi singoli: «Purtroppo l’avvocatura di Roma, nonostante le nostre richieste, non si è appellata, e adesso c’è il rischio che su cento che hanno già fatto ricorso, 5 dello stesso concorso rimangano dirigenti e gli altri non lo diventeranno», dice il direttore Gesualdo Campo. «Adesso però occorrerebbe retrocedere anche trenta attuali dirigenti del Bilancio che hanno vinto un concorso analogo a quello dei Beni culturali», dice Dario Matranga, del Cobas-Codir.

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