Questo articolo è stato letto 0 volte

Banda ultralarga e ultralenta così crescerà il divario digitale

Giovedì e venerdì prossimi François de Brabant riunirà a Capri i protagonisti delle telecomunicazioni per discutere di banda larga e futuro infrastrutturale del Paese. Rispetto al 2009 sembra essere cambiato poco, perché il piano per la rete di nuova generazione non è stato ancora lanciato. La disponibilità della Cassa Depositi e Prestiti a partecipare a un programma di investimenti, dichiarata dal presidente Franco Bassanini, è importante ma non ha fatto grandi passi avanti. La vera novità è il piano da 1,5 miliardi di euro della Regione Lombardia per portare la fibra ottica e Internet veloce in due milioni di case. A questa novità regionale fa riscontro il calo dell’inte-resse del governo, che non ha dato seguito agli impegni finanziari per la riduzione del digital divide né, come noto, ha ancora nominato un ministro per lo Sviluppo economico dopo le dimissioni di Claudio Scajola. Eppure la banda larga non è un argomento di mercato ma è essenzialmente un tema di politica industriale. Di sviluppo economico, appunto. Se infatti si guarda alla domanda attuale di Internet veloce, un investimento come quello richiesto dalla posa della fibra ottica non si giustifica. Così come non si giustificava la spesa in ferrovie e autostrade quando, in epoche diverse, venne data priorità politica al futuro infrastrutturale d’Italia. Oggi però i governi hanno problemi di bilancio che non consentono loro di azzardare programmi «alla giapponese» quand’anche li avessero: sarebbe già molto se riuscissero a coordinare le iniziative locali che si moltiplicano. E d’altra parte non si può chiedere alle società di telecomunicazioni – neppure agli ex monopolisti come Telecom – di darsi la missione di modernizzare il Paese. Non ce l’hanno. Sono aziende private quotate il cui obiettivo è la remunerazione degli azionisti. La prospettiva, perciò, è la seguente: la fibra ottica verrà posata con gradualità nelle aree più ricche e popolate. Sarà banda ultralarga e ultralenta. Con la conseguenza che, salvo interventi «federali» come quello lombardo, il divario digitale si approfondirà.

Continua a leggere su: Corriere della Sera

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>