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Aziende zavorrate dai crediti

Oltre 2 miliardi di euro da parte dei Comuni, almeno un altro miliardo da parte delle Province. A tanto ammonta il debito degli enti locali toscani nei confronti delle imprese fornitrici fino al 31 dicembre 2010. Regione e amministrazioni territoriali corrono ai ripari con due iniziative imminenti: un accordo di factoring con gli istituti bancari e l’attribuzione al bilancio regionale di parte del debito locale. D’altra parte i tempi di pagamento della pubblica amministrazione insediata nel territorio regionale sono in linea con la media nazionale, almeno per i settori dei quali si hanno fotografie più puntuali. I costruttori che lavorano sul mercato degli appalti pubblici devono aspettare circa 114 giorni, secondo le stime Ance. «Un ritardo che tende alla crescita – sottolinea Antonio Chiappini, coordinatore del settore costruzioni della Cna Toscana – in rapporto al calo delle risorse pubbliche e ai vincoli del patto di stabilità. La situazione sta mettendo le imprese monocommittenti con le spalle al muro rendendo impraticabile la regolarità contributiva e dunque l’intera attività. Senza considerare che la crisi del settore ha spinto sul mercato pubblico diverse aziende che operavano solo in quello privato». Per favorire lo sblocco parziale delle risorse ferme nelle casse comunali, Anci Toscana sta avviando una concertazione con la Regione circa i pagamenti in conto capitale, erogabili entro il 2011 ma allo stato attuale bloccati dal patto di stabilità. «Si tratta di 287 milioni – spiega il segretario Alessandro Pesci -, vale a dire il 13,5% del complesso dei residui passivi in conto capitale (2,1 miliardi al 2010) di 115 Comuni. L’obiettivo è consentire il pagamento delle imprese creditrici e contribuire al rilancio dell’economia nei territori interessati». Attraverso lo strumento della cosiddetta compensazione verticale, i limiti del patto di stabilità si riferiscono all’intera regione, cosicché gli enti che si trovano nella condizione di dover superare l’asticella possono farlo, contando sul bilanciamento dei risultati migliori raggiunti da altri enti. Il tutto sotto la regia regionale, che tuttavia quest’anno sembra orientata a porre vincoli maggiormente selettivi e disporrebbe di un budget ancora più ridotto rispetto ai 60 milioni messi in campo lo scorso anno. Intanto la giunta toscana ha dato il via libera ad un protocollo di intesa che sarà firmato nelle prossime settimane con le associazioni degli enti locali, Unioncamere Toscana e sistema bancario per assicurare liquidità alle imprese che hanno ultimato opere pubbliche e non possono essere pagate da Comuni e enti locali, che hanno i soldi in cassa ma avendo raggiunto il tetto di stabilità devono rinviare i pagamenti all’inizio dell’anno prossimo. «Un corto circuito – nota Riccardo Nencini, assessore regionale al Bilancio – che, oltre a ritardi nei lavori, crea evidenti danni all’economia e alle aziende, in difficoltà nel pagare fornitori e lavoratori. Da qui l’accordo con le banche per aiutare le aziende creditrici a farsi anticipare quanto dovuto: più velocemente e con procedure più snelle, ma soprattutto con costi e tassi di interesse decisamente più favorevoli». L’anticipo costerà infatti alle imprese, per tre mesi, tra lo 0,6 e l’1,2%di interessi, ovvero, a seconda degli istituti, uno spread tra l’1 e il 3% annui, oltre il tasso Euribor di riferimento. C’è poi il fronte della spesa sanitaria, dove ai fornitori dei dispositivi medici occorrono in media 198 giorni per riscuotere (278 giorni la media italiana, decimo nella graduatoria dei 12 paesi Ue stilata da Assobiomedica). Il settore aggiunge ai circa 3 miliardi degli enti locali oltre 290 milioni di euro di fatturato scoperto, che rappresenta l’8,3% del fatturato sanitario toscano e il 5,9% dei quasi 5 miliardi dello scoperto nazionale. Una performance che colloca la Toscana, a livello nazionale, in linea con la media italiana.

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