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Autonomie all’attacco sul trasporto

ROMA – I governatori consegneranno al Governo i contratti da 1,9 miliardi per il trasporto pubblico locale su ferro e gomma che scadono a fine anno: ci pensi palazzo Chigi, è l’affondo. Mentre i sindaci restituiranno simbolicamente ai prefetti le “chiavi” delle delle deleghe sulle anagrafi e tutti i municipi riuniranno i propri organi per protestare contro i tagli in arrivo: quasi uno “sciopero”, dicono. Regioni ed enti locali rilanciano l’ultima, quasi disperata battaglia contro la manovra ter. Per giovedì prossimo, con la minaccia di dare indietro deleghe e servizi, hanno indetto insieme una nuova mobilitazione generale nella speranza che intanto il decreto possa cambiare volto alla Camera. Impresa quasi disperata, perché la manovra ormai sembra blindata a doppia mandata. La mossa finale di governatori, sindaci e presidenti di Provincia è stata decisa ieri di comune accordo tra tutte le autonomie. Una mossa accompagnata da una lettera a Berlusconi per sollecitare l’immediato «riequilibrio della manovra». Pesa troppo quel taglio da 4,2 miliardi, e neppure lo sconto da 1,8 miliardi deciso al Senato è sufficiente per gli amministratori locali. Il leit motiv è sempre lo stesso: si taglieranno i servizi e non ce ne sarà più per nessuno: per i cittadini, per le imprese, per una speranza di ripresa del territorio e dell’intera economia. La stretta al «patto» di stabilità sarà impossibile da rispettare, gli investimenti diventeranno una chimera. Per non dire dell’ultima sorpresa nel testo del decreto: l’allentamento del «patto» per le Regioni che rientrano nell’obiettivo di convergenza e realizzazione del piano per il Sud. Insomma: manovra ter bocciata su tutta la linea, soprattutto nel combinato disposto con i tagli della manovra estiva del 2010 e di quella di luglio scorso che dal 2013 porterà ancora per la sanità – il vero nervo scoperto delle Regioni – altri tagli per 7,5 miliardi. Da ieri così tutte le attenzioni si sono spostate sulla Camera, cui si chiede anche all’unisono la creazione di una commissione straordinaria per discutere una riforma istituzionale di semplificazione del governo del territorio, con annessa riduzione dei costi della politica. «Se non arriveranno risposte alla mobilitazione di giovedì 15 – annuncia il rappresentante dei governatori, Vasco Errani (Pd, Emilia Romagna) – se ne unirà un’altra la settimana successiva, con la quale tutti gli enti locali si impegneranno a rendere ancora più chiare le gravissime conseguenze della manovra per cittadini e imprese». Per le aziende di trasporto pubblico locale, in particolare, c’è il rischio concreto di «default». «Autobus e treni non vanno ad aria compressa», ironizza, ma non troppo, Roberto Formigoni (Pdl, Lombardia). Mentre l’Anci, afferma il vice presidente Graziano Delrio, ricorrerà alla Consulta contro l’obbligo per i Comuni di dismettere le partecipate e contro gli interventi sull’organizzazione istituzionale dei piccoli municipi. «Il Governo non ci ascolta, e noi scioperiamo ancora», parola del primo cittadino di Varese, Attilio Fontana, leghista doc.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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