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Autonomia impositiva in dirittura

Dovrebbe essere convocato per martedì della prossima settimana il Consiglio dei Ministri, l’ultimo prima della pausa estiva, per il varo del d.lgs. sul federalismo municipale. Si tratta di un provvedimento molto atteso dai sindaci che rappresenterebbe un passo in avanti nell’attuazione del federalismo fiscale. Per quanto riguarda invece il decreto relativo ai costi standard delle regioni bisognerà attendere settembre. Sulla messa a punto finale del testo il governo è ancora al lavoro, ma sembra essere confermato l’approccio in due tempi: prima il trasferimento ai comuni di tributi attualmente in capo allo Stato, come Irpef sugli immobili, imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali; e successivamente i sindaci potrebbero unire queste imposte con quelle di cui già dispongono, come l’Ici, per dare vita a un’unica tassa. Operazione che garantirebbe complessivamente ai Comuni 25 miliardi di gettito. Il provvedimento sui costi standard delle regioni, al quale sono al lavoro i ministeri del Tesoro, della Semplificazione e della Salute dovrebbe arrivare invece tra agosto e settembre. “Il decreto sul federalismo municipale che dovrebbe andare in C.d.M. martedì prossimo cerca di mettere una toppa ai danni provocati dai tagli della manovra di Tremonti reintroducendo, nei fatti, l’Ici. Il provvedimento che dovrebbe chiamarsi ‘Tentativo di rendere ai comuni l’autonomia fiscale dopo i tagli’ è il solito provvedimento furbetto e di corto respiro di Tremonti. Infatti si scarica sui comuni la responsabilità di reintrodurre l’Ici, tolta dal Governo, rivendicando domani di non aver aumentato le tasse”. Così Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd, secondo cui “siamo in presenza di una misura estemporanea, la classica pezza, che non compie nessun vero passo avanti per quanto riguarda il federalismo così come previsto dalla legge delega 42/09 – denuncia Zoggia -. Il d.lgs. non risolve il cuore della questione: i tagli della manovra finanziaria (convertita ieri in legge dalla Camera, ndr) hanno tolto risorse ai comuni e l’entrata in vigore dell’autonomia prevista per il 2014 non da risposte per l’oggi. In questo senso si deve apprezzare il lavoro fatto dall’Anci per tentare di superare una situazione che verrà pagata caramente dai cittadini”. “Per quanto ci riguarda crediamo molto all’autonomia fiscale e per questa ragione ricordo al governo la data del 31 luglio, giornata decisiva per il varo del decreto per l’attuazione del federalismo fiscale per i comuni”, ha invece sottolineato il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino a margine di una conferenza stampa dedicata al federalismo demaniale. “Se dovesse servire qualche giorno in più per perfezionare il provvedimento – ha detto il sindaco di Torino – noi siamo disponibili ad aspettare, ma vorrei rammentare al governo che questo passo per noi è fondamentale”. L’Anci ha espresso ieri l’intesa, in sede di Conferenza unificata, sullo schema di decreto legislativo di applicazione della legge sul federalismo fiscale, che servirà a determinare i fabbisogni standard dei comuni, per superare definitivamente la spesa storica. L’ok dell’Associazione dei comuni va a sommarsi al medesimo giudizio già espresso dalla Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale. In particolare, l’Anci ha giudicato positivi i criteri individuati per il calcolo dei fabbisogni standard. Tra questi, la considerazione che le differenti spese per determinati servizi sui territori non vanno considerate in valore assoluto, ma tenendo anche conto “delle condizioni di domanda territorialmente mutevoli, dalle quali emerge una diversa quantità di bene pubblico desiderato ed offerto dall’amministrazione”. Nel metodo per il calcolo dei fabbisogni, insomma, si cercheranno di ‘neutralizzare’ fattori come la diversità dei redditi, dei valori immobiliari, dei tassi di occupazione, ecc. “Abbiamo ottenuto un risultato positivo – afferma il presidente Chiamparino – individuando un metodo condiviso per il calcolo dei fabbisogni standard. Inoltre la determinazione di questi fabbisogni sarà predisposta dalla Sose, che a sua volta potrà avvalersi delle competenze dell’Ifel, il nostro Istituto per la Finanza e l’economia locale”. Per Chiamparino, insomma, “le regole e le procedure descritte nello schema di decreto legislativo contengono adeguate garanzie per assicurare flessibilità e gradualità nel passaggio dalla distribuzione delle risorse trasferite sulla base della spesa storica verso i fabbisogni standard”. Il presidente dell’Anci, però, avverte: “Non dimentichiamo che persiste l’esigenza di garantire comunque risorse adeguate, attraverso la perequazione, agli enti che storicamente hanno minor capacità fiscale e una spesa strutturata maggiore”. “Quello di oggi (ieri, ndr) – sottolinea il Vicepresidente della Associazione Salvatore Perugini, Sindaco di Cosenza – è un altro passo avanti importante verso l’autonomia impositiva e la rideterminazione della spesa degli enti locali”. Perugini ha ricordato che gli schemi di decreto in questione “erano stati condivisi dall’Anci che aveva contribuito alla stesura definitiva in modo che il risultato fosse al meglio. L’Anci – ha concluso – ha dimostrato di essere in grado di dare un significativo contributo istituzionale e di essere protagonista in questa fase”.

Commissione spaccata
Intanto si profila una divisione in seno alla Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo. “Non c’è accordo nella Commissione bicamerale sul federalismo e sono stati perciò presentati due diversi documenti”, ha detto Rolando Nannicini, relatore del Pd nella sul documento del Tesoro sulla riforma. “Tra i punti di criticità che ci differenziano dalla posizione espressa nel documento del relatore leghista (Franco, ndr) – spiega – c’è il fatto che i livelli essenziali dei servizi devono assumere un valore preliminare nel processo di attuazione del federalismo e vanno collegati ai costi standard in modo da garantire un livello uniforme dei servizi su tutto il territorio: l’idea che esistano in Italia aree sociali e territoriali che siano stabilmente in grado di garantire un moderno e avanzato sistema di servizi pubblici avanzato finanziato unicamente dalle basi fiscali locali, è sbagliato, non è coerente non soltanto con i dati a nostra disposizione ma anche con la legge 42; si critica il disegno di autonomia impositiva dei Comuni, basato su imposte la cui gestione resterà dello Stato e che rischia di tramutarsi in service tax regressive”. Infine, conclude Nannicini, “chiediamo al governo di avviare il federalismo solo quando sarà possibile ristorare gli enti regionali e locali delle risorse tagliate con la manovra economica approvata oggi: un federalismo che dovesse ripartire dalle asticelle abbassate in modo così rilevante dalla manovra economica congiunturale sarebbe una vera e propria beffa per tutti i cittadini italiani, colpiti nella fornitura e nel costo di tanti servizi essenziali”. Secondo Walter Vitali, capogruppo Pd in Commissione bicamerale, “i due documenti presentati dai relatori Nannicini (Pd) e Franco (Lega Nord) mettono in evidenza che non risponde al vero l’affermazione di Tremonti secondo cui la spesa discrezione locale sarebbe superiore a quella nazionale: infatti, la prima è di circa 60 miliardi e l’altra di circa 84. Dunque l’albero di Tremonti era storto perché le sue cifre erano storte. I due documenti – prosegue Vitali – arricchiscono il quadro informativo della Relazione governativa e chiedono al governo anche un approccio più attento e strutturale alla questione degli assegni di invalidità, la quale nasconde l’importante e ineludibile tema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti”.

Federalismo demaniale
Il varo di un Fondo immobiliare in grado di consentire ai comuni italiani, soprattutto per quelli più piccoli, “di poter valorizzare il proprio patrimonio attraverso lo strumento di un fondo comune di investimento”: è quanto propone l’Anci, secondo la quale un progetto di questo tipo consentirebbe ai comuni di poter beneficiare delle sinergie legate alla gestione unitaria della valorizzazione e dismissione di immobili appartenenti a più enti. L’idea di un fondo federale – presentata ieri nella sede dell’associazione alla presenza tra gli altri del presidente Chiamparino – si inserirebbe bene bell’alveo del federalismo demaniale, “grazie al quale potrebbe arrivare ai Comuni un numero di beni da valorizzare assai elevato – ha sottolineato il sindaco di Torino – ma la cui distribuzione potrebbe renderne difficile la gestione”. Il fondo sarebbe partecipato da investitori e soggetti istituzionali (Cassa depositi e prestiti in primis) e sarebbe il punto di arrivo di un sistema integrato di fondi immobiliari a livello nazionale , costituito da una seri di fondi territoriali. Il progetto del federalismo demaniale, che ha preso il via con il decreto 85 del maggio scorso, “è ancora – ha spiegato Chiamparino – in fase transitoria. Anche perché al momento non sono stati sciolti due dubbi che attanagliano l’Anci: l’onerosità dei trasferimenti e la tipologia dei beni che verranno trasferiti, alcuni dei quali – ha tenuto a ricordare – rappresentano più un problema che un’opportunità”. Nonostante tutto, ha aggiunto, “il nostro impegno nel progetto più complessivo del federalismo demaniale non è mai venuto meno, e ciò a riprova della nostra serietà”. Del fondo, ha spiegato, “abbiamo ragionato con il Cdp ma anche con altri organismi che potrebbero essere interessati e che potrebbero giocare un ruolo attivo nelle politiche del federalismo. La collaborazione con l’Agenzia del demanio – ha concluso – sono sicuro che proseguirà proficuamente anche in futuro, anche perché ciò è previsto dal decreto”.

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