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Aumento Tasi tra 0,1 e 0,8 per mille

Aumento dallo 0,1 allo 0,8 per mille delle aliquote e piena flessibilità ai sindaci su come spalmare la maggiorazione Tasi tra abitazione principale e prelievo su tutti gli altri immobili. Il che tradotto in numeri potrebbe voler dire, alla luce delle innumerevoli soluzioni che potranno essere adottate dai sindaci, che nel 2014 si potrebbe avere un’aliquota massima del 3,3 (2,5 previsto dalla stabilità più lo 0,8 di maggiorazione) e un tetto del 10,6 per mille di Imu su tutti gli altri immobili. Oppure l’estremo opposto: un 2,5 per mille di Tasi per l’abitazione principale e un tetto massimo dell’11,4 per mille da applicare a tutti gli altri immobili diversi dalla prima casa dato dalla somma tra la nuova maggiorazione dello 0,8 e il 10,6 per mille comprensivo di Imu e Tasi.

Il tutto condito da un vincolo ben preciso: i sindaci che ricorreranno alla maggiorazione Tasi dallo 0,1 allo 0,8 per mille dovranno destinare le maggiori risorse incassate – come spiega espressamente una nota di Palazzo Chigi – «esclusivamente allo scopo di deliberare a favore delle famiglie e dei ceti più deboli ulteriori detrazioni rispetto a quelle già previste dalla legge di stabilità». L’obbligo di introdurre ulteriori sconti sulle abitazioni principali – precisa sempre la nota – garantisce che l’incremento eventualmente introdotto dai Comuni «non comporterà alcun aumento della pressione fiscale». Nessuna copertura dunque a una maggiore autonomia finanziaria dei sindaci come chiedeva l’Anci.

È questo l’accordo politico – che comunque traballa fin dal principio con il no di Scelta Civica agli aumenti Tasi – raggiunto nel pomeriggio di ieri tra maggioranza e Governo e che sarà formalizzato oggi ai Comuni. Con i quali, sottolinea il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, il Governo «si impegna comunque a rivedere nel suo complesso la fiscalità locale e soprattutto a definire nuovi margini di allentamento del patto di stabilità interno». Intanto con una maggiorazione massima dello 0,8 per mille sulla Tasi i Comuni si garantiscono da subito un maggior gettito di circa 1,4 miliardi (l’Anci chiedeva 1,5 miliardi) che sommato ai 500 milioni già previsti dalla stabilità portano le risorse complessive per le detrazioni sulle abitazioni principali a 1,9 miliardi di euro.

Le modifiche alla Tasi saliranno in corsa sul Dl enti locali, più noto come decreto “salva-Roma bis” ora all’esame del Senato. Che, nonostante l’incidente di percorso di ieri in commissione Affari costituzionali dove sono stati bocciati i presupposti di costituzionalità, ha ripreso la sua corsa in Parlamento con il successivo via libera dell’Aula. È tramontata dunque l’ipotesi di imbarcare le modifiche alla Tasi nel Dl Imu-Bankitalia sempre all’esame dell’Aula di Palazzo Madama. O come chiedeva anche il responsabile fiscale di Scelta Civica, Enrico Zanetti, di varare un decreto ad hoc per rivedere nel suo complesso la tassazione sulla casa. Ancora più decisa la contrarietà espressa in una nota dal capogruppo al Senato di Scelta Civica, Gianluca Susta, che annuncia il no del suo gruppo agli emendamenti sulla Tasi: «Scelta Civica non voterà emendamenti che consentano ai Comuni di aumentare la Tasi perché, pur dichiarando il Governo che questa facoltà servirà ad aumentare le detrazioni a favore dei più bisognosi, in realtà è un modo surrettizio per erogare maggiori risorse ai Comuni meno virtuosi».

La scelta del Dl enti locali offre, comunque, al Governo di definire i dettagli delle modifiche da apportare alla Tasi e chiudere il confronto di questi giorni su dati, numeri e simulazioni. Che spaziavano da aumenti dal 2,5 al 3 per mille e all’11,1 per gli altri immobili o ancora dal 2,5 al 3,5 con il tetto massimo per tutti i beni diversi dalla prima casa fisso al 10,6 come chiedeva soprattutto il Nuovo centro destra. Alla fine il Governo ha imboccato la terza via. Quella dell’aumento deciso in tutto e per tutto solo dai primi cittadini fino a un massimo complessivo dello 0,8 per mille che – sottolinea ancora Baretta, ispiratore della soluzione adottata – «fornisce ai Comuni per il 2014 una vera e propria “service tax” di stampo federalista con cui saranno i sindaci, sulla base delle loro esigenze e della loro conoscenza del territorio, a decidere come redistribuire il prelievo e concedere sconti sulla casa».

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