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Aumento pedaggi autostradali, vincono gli enti

Un punto ancora per gli enti locali nella vicenda degli aumenti dei pedaggi autostradali. Il Consiglio di Stato ha confermato ieri lo stop agli aumenti dei pedaggi su autostrade e raccordi autostradali in gestione Anas decisi con la manovra economica, che erano scattati dal primo luglio scorso ma erano stati bloccati dal TAR del Lazio il 29 luglio successivo. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso contro la sospensiva presentata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dall’Anas. La maggiorazione tariffaria scattatabil primo luglio era stata decisa con la manovra economica a favore dell’Anas per tagliare la spesa annuale del Ministero dell’economia nei confronti dell’azienda controllata che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria di strade e autostrade. Il 29 luglio scorso il TAR del Lazio – a cui avevano fatto ricorso la Provincia di Roma, quella di Rieti e quella di Pescara, alcuni Comuni del territorio romano e il Codacons – aveva sospeso il decreto e il 3 agosto il Consiglio di Stato aveva confermato la decisione con un decreto cautelare. Gli aumenti erano da uno a due euro (a seconda della classe di pedaggio) ed erano stati pagati ai 26 caselli della rete autostradale che si interconnettono con le superstrade e i raccordi in gestione diretta Anas, fra cui il Grande raccordo anulare di Roma. Gli 83 milioni di euro che l’Anas aveva stimato di incassare nella seconda metà di quest’anno (200 milioni nel 2011) dagli automobilisti saranno recuperati con un taglio lineare alle risorse previste per i ministeri, secondo quanto stabilito dal Consiglio dei Ministri. Per il Consiglio di Stato la decisione del TAR del Lazio non è da estendere a tutto il territorio nazionale. L’ordinanza che ha bloccato l’aumento dei pedaggi autostradali “deve essere interpretata nel senso di riferirsi non all’intero territorio nazionale, ma solo ai singoli segmenti stradali interessanti gli ambiti spaziali degli enti territoriali ricorrenti”. Il ricorso al TAR Lazio era stato presentato dalla Provincia di Roma, da quelle di Pescara e di Rieti e da alcuni comuni dell’hinterland romano.
“La sentenza del Consiglio di Stato conferma l’iniquità del pedaggio sulle strade di accesso al Raccordo anulare, che fin dal primo momento era stato contestato con forza da tutte le istituzioni che governano il territorio romano”, afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. “Dopo questa sentenza – aggiunge Alemanno in una nota – invierò una nuova lettera per rinnovare la richiesta al Ministero delle infrastrutture e a quello dell’economia di rinegoziare con la società Autostrade il canone di concessione della nostra rete autostradale. Da questa necessaria ridefinizione del rapporto economico devono venire le risorse necessarie alla manutenzione del Gra e delle strade di raccordo autostradale in gestione dell’Anas. Una società monopolista come la società Autostrade che ottiene ampi margini di guadagno da questa concessione, non può non farsi carico della difficile congiuntura economica in cui si trova il nostro Paese e che impone sacrifici per tutti. A cominciare però dai soggetti economicamente e finanziariamente più forti, mentre i lavoratori e i pendolari sono i soggetti che devono essere maggiormente tutelati in un rapporto virtuoso tra pubblico e privato”.
Nell’ordinanza, il Consiglio di Stato ha considerato la legittimità degli enti territoriali a
tutelare gli interessi colpiti dal decreto in quanto “gli effetti dell’imposizione tariffaria, determinando mutamenti nei flussi di traffico, comportano conseguenze in ambiti disciplinari (quali la circolazione stradale, il governo del territorio, eccetera) in cui sono rinvenibili attribuzioni proprie o concorrenti degli enti territoriali”. Gli enti territoriali “ricorrenti in primo grado – prosegue l’ordinanza – possono vantare una legittimazione ad agire nei limiti in cui il provvedimento gravato incida nel proprio ambito spaziale di competenza, in questo senso differenziandosi dalle associazioni” dei consumatori “che possono invece giovarsi ex lege di una legittimazione non confinata territorialmente qualora si verta in provvedimenti che incidono sui diritti delle categorie da queste tutelate”. I giudici hanno considerato, inoltre, che “non pare errata la valutazione operata dal giudice di prime cure, che ha sottolineato l’incompatibilità della disciplina dettata dal decreto gravato con i principi derivanti derivanti dal diritto comunitario”. In ottemperanza alla
sospensiva del TAR sul decreto di aumento dei pedaggi sui raccordi autostradali l’Anas ha comunque già sospeso la riscossione di tali aumenti dal 4 agosto scorso, come ha precisato il presidente dell’Anas Pietro Ciucci in una nota rispondendo ad una richiesta di informazioni successiva alla sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato la sentenza del TAR. “L’ordinanza odierna (di ieri, ndr) del Consiglio di Stato conferma la precedente decisione del TAR del Lazio e del TAR del Piemonte di sospendere gli effetti dell’articolo 15, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 122 del 30 luglio 2010, riguardante il pedaggiamento forfettario di alcuni tratti della rete autostradale dell’Anas. Come è noto, l’Anas ha ottemperato alla decisione di sospendere l’esazione già dal giorno 4 agosto 2010”, dice Ciucci nella nota. “Ogni decisione riguardante, invece, l’ipotizzato rimborso da parte di Anas dei pedaggi corrisposti durante il breve periodo di applicazione del decreto legge sarà assunta quando la Giustizia amministrativa si pronuncerà in via definitiva in merito al decreto in discussione, come già ho dichiarato alcune settimane fa”, aggiunge la nota.
“Prendiamo atto che TAR e Consiglio di Stato si mettono a legiferare. Organismi del Paese che dovrebbero semplicemente verificare l’osservanza delle leggi si permettono di stravolgere impunemente gli atti del governo”. Lo dichiara il Viceministro della Lega Nord, senatore Roberto Castelli. “Auspico che il Consiglio dei Ministri tenga conto di questa invasione di campo – prosegue Castelli – e che soprattutto il mio partito, la Lega Nord , possa imporre il rispetto delle regole e del diritto”. “A questo punto è evidente che occorre intervenire con una norma di legge – continua Castelli – In Italia non si fa altro che parlare e soprattutto straparlare di project financing, partenariato pubblico-privato, attrazione di capitali stranieri nel nostro Paese. Mi chiedo, ma soprattutto chiedo a tutti coloro i quali oggi intonano peana, a cominciare dal sindaco Alemanno, come possa un investitore straniero dotato di un minimo di buonsenso investire in un Paese in cui non si sa mai chi detta le regole e chi decide”. “La risposta è ovvia – aggiunge – basta leggere i dati. Siamo il fanalino di coda di tutta Europa. Quelli che oggi cantano vittoria dovrebbero rendersi conto che questo è l’ennesimo caso in cui la nostra credibilità è stata venduta per un piatto di lenticchie”.

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