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Attività produttive al palo

NAPOLI – Appassionati di fantascienza e studiosi di realtà virtuale di tutta Italia, convergete verso l’Isola C3 del Centro direzionale di Napoli: è qui che ha sede l’assessorato alle Attività produttive della Campania, istituto strategico per le sorti dell’economia regionale che si vede ma in realtà non c’è. Nel senso che l’immobilismo regna sovrano, quasi a farne dubitare l’esistenza. Da sette mesi, a reggerne le sorti è Sergio Vetrella, docente universitario di sistemi aerospaziali. Uno che su quella poltrona c’è finito quasi per caso: da grande esperto di trasporti e logistica, in origine era destinato appunto al solo assessorato ai Trasporti. L’austerity tuttavia imponeva al neoletto governatore Stefano Caldoro di non nominare più di 12 assessori. A fine distribuzione delle deleghe, con già l’interim all’Agricoltura allora retto dal governatore, restava scoperta per l’appunto quella dello Sviluppo economico e Vetrella ne fu beneficiato. Reggere però insieme le sorti di infrastrutture logistiche e imprese campane apparve subito una missione complicata, per non dire impossibile. Per affiancare Vetrella nei tortuosi meandri del “business is business”, Caldoro pensa bene di costituire un “Gruppo di lavoro per assistenza funzionale al rilancio dello sviluppo economico” che possa servire da supporto tecnico. La delibera di costituzione, però, a luglio non esce dall’aula di giunta e solo l’8 ottobre scorso viene approvata, per finire sulla scrivania dell’assessore dove tuttora rimane, perché del pool di esperti ancora non c’è traccia. E si vede: iniziative importanti per risollevare le sorti del nostro tessuto produttivo, come la ristrutturazione del debito, e altri aiuti alle imprese languono al palo mentre l’ultimo aggiornamento al sito web dell’assessorato risale a settembre scorso e ha a che fare con una gara di argomento tecnico. Il clou tuttavia riguarda gli 88 contratti di programma eredità dell’era Bassolino, al momento “ibernati”. Con tutte le preoccupazioni del caso, da parte degli imprenditori che magari hanno già investito di tasca propria nei progetti approvati. «Al momento è tutto congelato – commenta l’imprenditore Paolo Scudieri che ha partecipato al contratto di programma Irpinia Automotive – e la cosa comincia a destare qualche perplessità in una parte privata che ha già investito il 50% su ben 80 milioni di spesa». Biagio Mataluni, dell’omonimo oleificio sannita che ha investito sul progetto Olisan, è «fiducioso che la pratica si sblocchi al più presto e la regione possa giocare un ruolo di primo piano nella valorizzazione della filiera». Perplessi i sindacati. Per Michele Gravano di Cgil «la nuova giunta lascia morire a prescindere i progetti ereditati da quella precedente», mentre Lina Lucci di Cisl si impegna a «salvare quelli tra gli 88 contratti approvati, che un minimo di investimento e di occupazione possono restituire al territorio». Come motivare tanto immobilismo? Vetrella, come altri in quel di Santa Lucia, si trincera dietro al blocco governativo delle delibere per far rientrare la Campania nei vincoli del patto di stabilità sforato da Bassolino. Ma siamo sicuri che qualcosina in più non la si possa comunque fare? Siamo sicuri che non si possano intanto sbloccare le risorse di Bruxelles non vincolate dal Patto di stabilità e aspettare il 2011 per metterci a fianco la quota di cofinanziamento regionale, come ha già fatto l’assessore all’Agricoltura Vito Amendolara emanando i bandi del Psr?

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