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Assistenza federalista

La delega per la riforma fiscale irrompe anche in campo assistenziale. Ridisegnando a 360 gradi il ruolo delle amministrazioni locali. L’art. 10 del disegno di legge varato giovedì scorso dal Governo insieme con la manovra correttiva, delega l’esecutivo ad adottare, entro due anni uno o più decreti legislativi che sono finalizzati, alla riqualificazione e integrazione delle prestazioni socio assistenziali in favore dei soggetti autenticamente bisognosi, al trasferimento ai livelli di governo più prossimi ai cittadini delle funzioni compatibili con i principi di efficacia e adeguatezza, alla promozione dell’offerta sussidiaria di servizi da parte delle famiglie e delle organizzazioni con finalità sociali. La parola d’ordine, insomma, è sussidiarietà. E infatti, per esempio, i decreti dovranno favorire una “adeguata responsabilizzazione sull’utilizzo e sul controllo delle risorse da parte dei livelli di governo coinvolti anche, ove possibile e opportuno, con meccanismi inerenti al federalismo fiscale”, prevedere l’istituzione per l’indennità di accompagnamento di un fondo per l’indennità sussidiaria alla non-autosufficienza ripartito tra le regioni, puntare al trasferimento ai comuni, singoli o associati, “del sistema relativo alla carta acquisti con lo scopo di identificare i beneficiari in termini di prossimità, di integrare le risorse pubbliche con la diffusa raccolta di erogazioni e benefici a carattere liberale, di affidare alle organizzazioni non profittevoli la gestione della carta acquisti attraverso le proprie reti relazionali”. E ancora, l’erogazione delle prestazioni assistenziali quando assumono il carattere di contributo monetario diretto avverrà in coordinamento con regioni ed enti locali, e sempre insieme con le autonomie sarà sviluppato il fascicolo elettronico della persona e della famiglia, attraverso la realizzazione di un’anagrafe generale delle posizioni assistenziali, condivisa tra le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti pubblici di previdenza e assistenza, e appunto gli enti locali.

LA PARTE FISCALE

Per quanto riguarda la parte più corposa della delega, quella fiscale, da evidenziare la norma che prevede attraverso uno o più decreti legislativi la graduale eliminazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap), con prioritaria esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro. Fino al completamento del processo di riforma costituzionale resteranno garantiti in termini quantitativi e qualitativi gli attuali meccanismi di finanza locale. In particolare, la progressiva riduzione dell’IRAP sarà compensata, d’intesa con le regioni, da trasferimenti o da compartecipazioni, mentre restano salve eventuali anticipazioni del federalismo fiscale. Ecco in sintesi le altre previsioni.

IRPEF. “L’imposizione sul reddito personale è operata in ragione di tre aliquote di base, rispettivamente del 20%, del 30%, del 40%” si legge nel provvedimento. A copertura, da un lato “il Governo è delegato ad eliminare o ridurre in tutto od in parte i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale”, dall’altro “forme di copertura saranno progressivamente costituite dai proventi derivanti dalla riduzione dell’evasione fiscale, dal riordino della tassazione delle attività finanziarie, dallo spostamento dell’asse del prelievo dal reddito a forme di imposizione reale, da economie nel comparto della spesa pubblica”. Si prevede, tra l’altro, “l’identificazione, in funzione della soglia di povertà, di un livello di reddito minimo personale escluso da imposizione; la concentrazione dei regimi di favore fiscale essenzialmente su natalità, lavoro, giovani; un regime differenziato di favore fiscale per la parte di retribuzione o compenso commisurata agli incrementi di efficienza ed ai risultati dell’impresa”.

RENDITE. “Con esclusione dei titoli pubblici ed equivalenti”, il d.d.l. delega prevede la “introduzione di un’unica aliquota per le ritenute e le imposte sostitutive applicabili sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria non superiore al 20%”, fatte salve minori aliquote per obblighi europei.

IVA. La delega prevede una “revisione graduale delle attuali aliquote, tenendo conto degli effetti inflazionistici prodotti da un aumento; il coordinamento con il sistema dell’accisa, in modo da ridurre gli effetti di duplicazione; la razionalizzazione dei sistemi speciali in funzione della particolarità dei settori interessati anche evitando le distorsioni applicative della cosiddetta Iva di gruppo; una semplificazione degli adempimenti formali.

SERVIZI. La riforma deve puntare a razionalizzare ed accorpare “in un’unica obbligazione fiscale ed in un’unica modalità di prelievo” tributi: imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali, imposta di bollo, tassa sulle concessioni governative, tassa sui contratti di borsa, imposta sulle assicurazioni, imposta sugli intrattenimenti.

ACCISA. La riforma del sistema dell’accisa è improntata a criteri di efficienza e ottimalità. In particolare, le singole accise sono gradualmente determinate e coordinate con l’imposta sui consumi, in modo da ridurne l’incidenza sui prodotti essenziali e correggerne gli effetti esterni negativi su ambiente, salute e benessere.

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