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«Aree protette a rischio Un delitto la riforma»

ROMA – «Siamo di fronte a un’emergenza nazionale senza precedenti. Non ho timore di definirla quasi bellica. Nel senso che qui stiamo combattendo, come possiamo, contro l’immine-nte distruzione del paesaggio italiano. Cioè di quel patrimonio irripetibile che è alla base della cultura italiana». Ilaria Borletti Buitoni, presidente nazionale del Fai (il Fondo per l’ Ambiente Italiano, fondato nel 1975 da Giulia Maria Mozzoni Crespi, ora presidente onorario) parla di «vero e proprio delitto nei confronti del nostro retaggio culturale» quando si riferisce all’eme-ndamento presentato dal presidente della commissione Bilancio al Senato Antonio Azzolini (Pdl) all’arti-colo 49 della Manovra economica. La «Dichiarazione di inizio attività » di qualsiasi cantiere edilizio (case, alberghi, persino ipermercati) viene sostituita una semplice «segnalazione certificata di inizio attività», cioè una autocertificazione da parte dell’impresa interessata. Trascorsi trenta giorni privi di contestazione da parte dell’amministrazione, si può partire. Incluse le aree protette e vincolate, sostengono le associazioni che difendono il paesaggio e il patrimonio culturale. Le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dal sovrintendente o dalla regioni vengono fatte rientrare nella conferenza dei servizi e comunque ricondotte al principio del silenzio-assenso. Ed entro trenta giorni le amministrazioni possono tentare un blocco «in presenza di un danno grave e irreparabile per il patrimonio artistico, l’ambiente, la salute». Proprio su questo punto si indigna Ilaria Borletti Buitoni: «L’assenza di un parere vincolante, soprattutto nelle aree di pregio, è una prospettiva devastante. L’unica strada è un eventuale intervento però successivo, quando il cantiere è già aperto. Questa arbitrarietà cancella qualsiasi possibilità di controllo. Vorrei ricordare a tutti che il paesaggio è un bene primario culturale che appartiene a tutti gli italiani e che la Costituzione obbliga a tutelare. Per di più paesaggio e cultura rappresentano una risorsa e una fonte di ricchezza, come dimostrano tanti e tanti studi economici completamente ignorati. Da una parte, a parole, si continua a sottolineare la necessità di tutelare questi tesori naturali e artistici. Dall’altra però non si fa che minare il principio di tutela con emendamenti come questo: e si continuano a tagliare risorse per un settore che, al contrario, dovrebbe essere trainante per la nostra futura economia».

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