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Appalti vigilati dalle «stazioni»

ROMA – Per il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è uno strumento strategico per la lotta antimafia. La stazione unica appaltante (Sua) è una carta giocata con convinzione per combattere contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti pubblici. Maroni così ha invitato tutti i prefetti sul territorio, con una circolare diramata mercoledì scorso, a procedere con la massima intensità. Il ministro dell’Interno non usa mezzi termini: invita i rappresentanti dello Stato «ad attivare ogni iniziativa utile per l’istituzione della Stazione unica appaltante, a partire da un’adeguata sensibilizzazione delle amministrazioni territoriali, nonché delle amministrazioni statali periferiche interessate». Maroni, del resto, sa bene che le Sua non nasceranno dall’oggi la domani. Ricorda che «il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 giugno scorso individua i soggetti che possono aderire a tale organo». E sottolinea che, dato «il carattere facoltativo» dell’adesione alla nuova struttura, «occorre che vi sia una spontanea e convinta adesione da parte dell’Amministrazione interessata, basata sulla consapevolezza dei vantaggi che l’affidamento delle procedure di gara a una struttura specializzata comporta». Lo stesso decreto prevede che la Stazione unica appaltante «possa svolgere la propria attività in ambito regionale, provinciale e interprovinciale, comunale e intercomunale» mentre «sul piano operativo, il suo compito è quello di curare la procedura di gara nel suo complesso». Maroni lancia ai prefetti il suo messaggio «politico» sulla Sua: «Sviluppare una moderna funzione di governance nel settore dei contratti pubblici, intesa come capacità da parte delle Amministrazioni interessate di indirizzarsi verso un obiettivo unitario, sulla base dei principi di legalità, economicità ed efficienza, senza sovrapposizioni e nel rispetto delle diverse competenze».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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