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Appalti tracciabili alla paralisi

Ancora fumata nera per il decreto legge sulla tracciabilità dei flussi finanziari, ma le imprese denunciano il ritardo e la confusione sulle soluzioni da adottare che rendono sempre più grave la situazione del mercato degli appalti pubblici, che rischia sempre più la paralisi. A ieri sera dalla presidenza del Consiglio ancora non si avevano notizie sui contenuti definitivi dell’intervento normativo che dovrebbe portare ad un decreto legge del governo per chiarire i punti controversi della nuova disciplina sulla tracciabilità dei flussi. Il decreto legge, peraltro, non è stato né esaminato, né inserito all’ordine del giorno del preconsiglio dei ministri di ieri. Le soluzioni tecniche sono quindi ancora all’esame dei dicasteri interessati (Giustizia, Interno e Infrastrutture) sotto il coordinamento della Presidenza del consiglio, con il rischio che i tempi per il varo del provvedimento si allunghino. Ed è proprio sui tempi che insiste il mondo imprenditoriale, dopo avere chiesto a più riprese la sospensione della norma della legge 136 del 2010, preoccupato per il quadro di incertezza che la nuova normativa ha determinato e che porta le stazioni appaltanti alla paralisi e con loro le imprese. E’ Mario Lupo, presidente di Agi, l’Associazione delle imprese generali a chiedere che si sblocchi rapidamente la situazione: «Premesso che le nostre imprese, come contraenti generali, non hanno alcun problema ad applicare queste disposizioni, visto che in base al codice e ai protocolli di legalità, già operano con la tracciabilità dei flussi finanziari, la preghiera vivissima è che il governo ci dia al più presto delle indicazioni; non vorrei che per avere fortemente insistito per una pausa di riflessione, adesso qualcuno possa imputare alle imprese questo ritardo. La verità è che la legge determina oggettivi problemi di applicazione, peraltro sollevati anche da interrogazioni bipartisan; adesso si faccia presto e bene, decreto legge o non decreto legge che sia». Anche l’Ance è in attesa di conoscere gli sviluppi della situazione ed è al lavoro per trovare una soluzione condivisibile che risolva al più presto i problemi sul tappeto. Federico Ruta, direttore dell’Aniem, denuncia con forza i ritardi e la confusione con cui si sta gestendo questa delicata vicenda, chiedendo con urgenza un intervento: «La nostra posizione non può che essere confermativa di quella di 10 giorni fa: purtroppo i fatti che si sono succeduti confermano le perplessità che avevamo mosso sui tempi troppo lunghi per una definizione normativa dei problemi posti dalla legge; avevamo detto che sarebbe stato meglio varare al più presto le linee guida dell’Autorità, fornendo subito chiarimenti alle imprese e alle stazioni appaltanti. Le imprese devono lavorare con certezza di diritto e non in uno stato di confusione in continuo aumento che rende ancora più grave la situazione. La giunta Aniem che si è svolta oggi (ieri per chi legge) ha confermato lo sconcerto e la preoccupazione per il ritardo che si sta accumulando. Ormai non sappiamo più cosa dire alle imprese che ogni giorno ci chiedono lumi. Va benissimo quindi anche il decreto legge, ma che si faccia presto perché il rischio paralisi è imminente». Anche Braccio Oddi Baglioni, presidente dell’Oice (Associazione delle società di ingegneria e architettura), mette in evidenza l’urgenza di giungere ad un chiarimento sulle modalità applicative della normativa: «Su questo problema si sta perdendo tempo prezioso e si rischia di aumentare il rischio di paralisi del mercato, visto che i pagamenti sono fermi e le stazioni appaltanti non sanno cosa fare. Da subito andava presa la via dell’intervento legislativo, ancorché scomoda per il governo che aveva proposto e approvato la legge senza disciplina transitoria; adesso si è ancora in tempo, ma ci vuole immediata chiarezza sulle soluzioni perché le imprese, gli studi e i professionisti, già colpiti dalla crisi, non possono aspettare ancora. Benissimo il decreto legge ma non si vanifichi il lavoro dell’Autorità».

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