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Appalti del futuro

Snellire le procedure, ma con trasparenza e controlli efficaci di legittimità e legalità; garantire reciprocità nella partecipazione agli appalti pubblici; migliorare la qualità della pubblica amministrazione; introdurre una adeguata qualificazione nel settore dei servizi e delle forniture; cautela sull’innalzamento delle soglie per le procedure negoziate. Sono questi alcuni dei punti toccati dal presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Giuseppe Brienza, nel corso dell’audizione di ieri presso la Commissione ambiente della camera, dedicata all’esame del «Libro verde» sulla modernizzazione della politica per gli appalti pubblici, che individua una serie di punti delle direttive oggetto di possibili riforme e chiede a tutti gli operatori, entro il 18 aprile, un parere sulle varie opzioni. Il presidente dell’organismo di vigilanza sui contratti pubblici ha illustrato i punti principali del suo intervento: «Abbiamo esposto la nostra posizione sulle 114 domande formulate nel Libro verde, utile e positivo strumento di consultazione pubblica, consapevoli, però, anche della mole di risposte che la Commissione europea si troverà a gestire e della difficoltà di rendere omogenee posizioni che giungeranno da tutti i paesi europei». «Abbiamo», ha continuato, «anche segnalato che occorre dare effettività al principio di reciprocità con i paesi terzi visto che l’Europa ha aperto molto alla partecipazione delle imprese terze, ma i paesi terzi non hanno fatto altrettanto e nella stessa misura con le imprese europee». Sul punto dello snellimento delle procedure e dell’aumento della procedura negoziata la posizione dell’Authority è chiara: «La particolarità del sistema italiano, che sconta il grosso problema delle infiltrazioni della criminalità organizzata, è tale che occorre procedere con molta cautela rispetto all’ipotesi di aumento dei casi di procedura negoziata; d’altro canto occorre anche avere ben presente che la nostra posizione peculiare non può essere imposta agli altri paesi e alle imprese europee che vengono in Italia». Si tratta di un tema collegato anche al disegno di legge statuto di impresa approvato alla camera e adesso al senato: «Si può anche aumentare la soglia per gli affidamenti con procedura negoziata, ma si deve trattare di un intervento da gestire con la massima trasparenza e con meccanismi di controllo, di legittimità e di legalità, se si considera soltanto che l’innalzamento da 500 mila euro a 1,5 milioni significa ricomprendere in queste procedure il 95% del mercato dei lavori pubblici». Su altri temi generali come la nozione di appalto e la qualificazione degli operatori economici, Giuseppe Brienza ha messo in evidenza che «si può anche superare la tripartizione degli appalti pubblici in lavori, forniture e servizi, ma bisogna avere ben presente che occorre qualificare adeguatamente i settori dei servizi e delle forniture perché non possiamo avere, in Italia, il settore dei lavori qualificato e gli altri settori senza regole. Così come bisogna avere chiaro che non si può chiedere alle imprese e ai progettisti qualità e poi avere una pubblica amministrazione che, tranne alcuni casi, non è allo stesso livello qualitativo». La Commissione ha anche sentito l’Igi che, con Federico Titomanlio, ha messo l’accento sul fatto che «il Libro verde va verso un sistema più discrezionale, con il limite della direttiva settori speciali; a noi non dispiace», ha detto Federico Titomanlio, segretario generale dell’Igi, forse potrebbe funzionare visto che quello rigido non ha ottenuto i risultati sperati, ma con garanzie che non si trasformi in arbitrio; abbiamo poi anche chiesto meccanismi agevolativi per le pmi».

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