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Anche i sindaci criticano Monti

E dire che le premesse erano state delle migliori. All’indomani del discorso programmatico di Mario Monti in senato (si veda ItaliaOggi del 18/11/2011) tra il presidente del consiglio e gli enti locali sembrava essere scoppiato un flirt lungo a durare. Ma poi i provvedimenti «lacrime e sangue» del governo hanno bruciato in pochi mesi l’apertura di credito delle autonomie.
Tanto che qualcuno inizia a rimpiangere Berlusconi e Tremonti.
Prima il giro di vite sulle province (trasformate d’imperio in enti di secondo livello), incostituzionale per l’Upi, che sta creando più di un imbarazzo a livello locale dove i presidenti degli enti intermedi stanno chiedendo a gran voce ai propri governatori di impugnare le norme del dl 201/2011 davanti alla Consulta (lo ha fatto il Piemonte e lo ha chiesto anche l’Unione delle province lombarde a Roberto Formigoni).
Poi il malcontento si è trasferito tra i comuni che rinfacciano a Monti di avere tradito le attese sulla riforma del patto di stabilità. E soprattutto non gradiscono la mancanza di concertazione che ha contraddistinto tutte le ultime scelte dell’esecutivo: dalla liberalizzazione dei taxi (su cui i sindaci non hanno avuto i poteri che chiedevano) a quella dei servizi pubblici locali (che l’Anci aveva chiesto fosse depurata da pregiudiziali ideologiche e il più possibile aderente alle differenti realtà locali) fino al ripristino della tesoreria unica (giudicato uno strumento «superato e inefficace» dal presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani) che trasferirà dalle banche allo stato 8,6 miliardi di euro annui degli enti locali.
Per tutte queste ragioni il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, ha inviato una richiesta di incontro immediato al premier. L’annuncio è arrivato al termine della riunione del direttivo dell’Associazione che si è svolta ieri.
La richiesta, ha spiegato Delrio, parte dalla considerazione che «il livello di confronto con il governo, pur in un’ottica di reciproca disponibilità, non è fluido, non tiene conto delle difficoltà in cui versano i comuni e ci lascia profondamente delusi». L’Anci chiede maggiore coinvolgimento nelle scelte del governo. «Sembra che i provvedimenti nei confronti dei comuni continuino a essere formulati nelle stanze dei Palazzi e non tenendo conto delle osservazioni e delle proposte dell’Associazione», lamenta il sindaco di Reggio Emilia. Che non è soddisfatto neppure dalla partenza della Commissione paritetica governo-autonomie locali. «Ha iniziato i lavori in modo confuso, mentre ad oggi non è ancora stata convocata la Conferenza per il riordino della finanza pubblica», osserva.
Fra tutte queste questioni, la revisione del patto di stabilità è prioritaria per i comuni. Anche perché il mix fra i tagli di Tremonti, quelli di Monti e il farraginoso meccanismo di compensazioni sul gettito Imu rischia di creare una voragine nei conti dei sindaci.
«Entro febbraio dovremo sbloccare risorse per gli investimenti e i pagamenti di servizi essenziali che non possono essere più rinviati. Quella sulla modifica del Patto è per noi la madre di tutte le criticità e quest’anno non abbiamo alternativa né ulteriori margini di manovra: dobbiamo procedere con i pagamenti».
Concorda con l’iniziativa del primo cittadino di Reggio Emilia anche il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno. «Fra poco i comuni redigeranno i loro bilanci preventivi (a dir la verità nel dl milleproroghe è stato previsto lo slittamento al 30 giugno del termine già prorogato al 31 marzo ndr) e se il patto di stabilità non viene modificato subito, i sindaci di tutti i comuni, compresa Roma Capitale, avranno serie difficoltà con i pagamenti, gli investimenti, la manutenzione e le opere in corso».

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