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Altri tagli in vista per Amt

«Con i bilanci in bilico, ora anche a causa della manovra finanziaria, sarebbe comunque difficile parlare di gemellaggi tra aziende». Il vicesindaco di Genova Paolo Pissarello, con delega ai temi della mobilità, non si scompone alla notizia che il Comune di Torino si avvia a cedere il 40% delle quote dell’azienda di Tpl Gtt, mettendo in secondo piano la possibilità di sinergie con la genovese Amt. L’ipotesi era stata ventilata con forza, a luglio, da entrambe le amministrazioni. Ma ora i problemi, almeno sotto la Lanterna, sono altri. «Amt chiuderà a fatica il 2011 e con i tagli agli enti locali – spiega Pissarello – nel 2012 salterà l’accordo firmato a giugno su tariffe, piano rete e dipendenti». Tuttavia, il ticket Ge-To potrebbe restare una valida soluzione sul piano dei servizi. «Per esempio – dice il vicesindaco – stiamo cercando di dotare i mezzi Amt di sistemi di accesso per evitare utenti senza titolo di viaggio. L’acquisto della strumentazione potrebbe essere fatto proprio insieme a Gtt, e ad Atm Milano». Ma prima di avventurarsi in nuovi investimenti l’azienda di trasporto genovese – che quest’estate ha liquidato i giganti di Ratp, soci al 41% e ora solo formalmente in possesso di una quota di minoranza – dovrà fare i conti con un debito che solo nel 2010 è stato di 6,5 milioni di euro e che nel 2011 veleggia verso i 5 milioni. Inoltre con gli effetti della supermanovra all’orizzonte, le previsioni sul 2012 sono nere. La scorsa settimana i vertici di Amt hanno convocato d’urgenza i sindacati. «L’ad Paolo Cervetti e il presidente Ermanno Martinetto – racconta Mauro Nolaschi, sindacalista della Faisa Cisal – hanno preannunciato una riduzione dei trasferimenti tra i 15 e i 18 milioni di euro». A tanto ammontano i tagli delle risorse provenienti dalla Regione (che a sua volta vedrà drasticamente ridotti i trasferimenti statali per il comparto). Ma a questi si potrebbe sommare una minore disponibilità economica del Comune che, nel triennio 2008-2010, era intervenuto con il versamento di 20 milioni. Per la metà di ottobre è fissato un nuovo incontro tra azienda e sindacati per iniziare a ragionare su nuovi piani di riduzione dei costi: a giugno sono stati messi in atto un taglio delle linee di 1,3 milioni di chilometri, l’aumento del biglietto a 1,50 euro e la cassa integrazione per 200 dipendenti. «Con i nuovi tagli – afferma Nolaschi – si andrà a erodere il capitale sociale, l’azienda rischia il fallimento». Nel frattempo, in Amt, si lavora a un’eventuale azione legale nei confronti dell’ex socio francese: gli uffici tecnici stanno spulciando i bilanci alla ricerca di composizioni errate. Appena un mese fa il sindaco di Genova Marta Vincenzi aveva rivendicato la bontà della decisione di riportare Amt sotto le ali del Comune ed espresso la volontà di potenziarla. Dopo il referendum, venuto meno l’articolo 23 bis della Finanziaria 2008 (decreto legge 112/2008), e l’obbligo di mettere sul mercato parte della società, si era comunque presentato il problema della spesa per il personale del Comune, lievitata con il riassorbimento di Amt. Secondo i sindacati, l’ultima manovra correttiva resuscita l’articolo 23 bis perché obbliga le amministrazioni comunali a fare cassa cedendo quote di partecipate ai privati. «Amt non si vende», ha detto Vincenzi, aggiungendo: «Le aziende si mettono sul mercato quando sono forti, non deboli». Secondo l’assessore regionale ai trasporti, Enrico Vesco, l’adieu a Ratp è stata una scelta avventata: «Prima – dice – bisognava valutare le conseguenze. In ogni caso, se Genova vuole potenziare Amt sappia che non potrà farlo con i soldi della Regione». Ma palazzo Tursi e Amt provano a ragionare sul futuro. «Nei primi mesi dell’anno avremo la consegna della metropolitana fino a Brignole – annuncia il vicesindaco Pissarello –  con la possibilità di prosecuzione in superficie fino a San Fruttuoso. Ed è proprio sul potenziamento del trasporto in sede fissa che dobbiamo puntare per migliorare i conti dell’azienda».

Fonte: Il Sole 24Ore

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