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Aliquota Iva al 22%: istruzioni per l’uso

Dunque, si parte. Il rincaro dell’Iva, con l’aliquota ordinaria portata dal 21% al 22%, è scattato dalla mezzanotte scorsa. Portandosi dietro i problemi di sempre: gestione contabile (l’aumento si applica con modalità diverse a seconda del bene o del servizio, si vedano gli articoli nelle tre pagine seguenti) e calo dei consumi. Ma aggiungendo stavolta l’effetto-sorpresa, perché molti operatori si erano fidati degli annunci sul congelamento del rincaro.

Effetto-sorpresa
Così non sembrano poche le aziende che non sono pronte ad applicare da subito l’aliquota senza avere scompensi nella gestione contabile. Avevano indugiato non per colpa propria: a lungo la politica aveva preannunciato il blocco di questo aumento e addirittura nel Consiglio dei ministri convocato per la sera di venerdì scorso era stato messo all’ordine del giorno un decreto legge che avrebbe appunto congelato le aliquote. Poi la situazione politica è precipitata e adesso più di qualcuno deve accelerare per adeguare la propria contabilità. C’è anche chi si chiede se – alla luce delle ormai croniche convulsioni dlela politica – non ci si possa aspettare un ulteriore colpo di scena: una revoca dell’aumento nei prossimi giorni. Un’ipotesi molto improbabile, comunque. Anche perché due variazioni di aliquota in breve tempo causerebbero enormi problemi applicativi.

Tolleranza sugli errori
In ogni caso, gli eventuali errori nelle fatture e negli scontrini potranno essere corretti senza sanzioni. Lo ha reso noto ieri, alla vigilia dell’aumento al 22%, l’agenzia delle Entrate. «Gli operatori economici – si legge nel comunicato dell’Agenzia – dovranno applicare da domani (oggi, ndr) la nuova aliquota Iva al 22% e qualora nella fase di prima applicazione ragioni di ordine tecnico impediscano di adeguare in modo rapido i software per la fatturazione e i misuratori fiscali, gli operatori potranno regolarizzare le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento». Come quando l’aliquota salì al 21%, anche in questa occasione – spiega ancora l’agenzia delle Entrate – la regolarizzazione «non comporterà alcuna sanzione se la maggiore imposta collegata all’aumento dell’aliquota verrà comunque versata nei termini indicati dalla circolare n. 45/E del 12 ottobre 2011». In particolare, sarà possibile effettuare il versamento dell’Iva a debito, con l’aggiunta degli interessi eventualmente dovuti, senza applicazione delle sanzioni con il versamento del 27 dicembre (per ottobre e novembre, in caso di liquidazione mensile) o con quello del 17 marzo 2014 (per dicembre, in caso di liquidazione mensile, e per il quarto trimestre 2012 in caso di liquidazione periodica trimestrale).

Le difficoltà con i clienti
Per gli operatori economici c’è da fronteggiare anche la reazione dei consumatori ai rincari. Per questo, alcune grandi aziende hanno annunciato che assorbiranno o attenueranno l’aggravio dell’Iva con uno sconto (si veda l’articolo qui sotto) e si può prevedere che, nel loro piccolo, molti dettaglianti faranno altrettanto.
Questa sembra essere la strada migliore per gestire un aspetto delicato di questa fase di transizione alle nuove aliquote: i prezzi delle varie offerte speciali, sempre ampiamente pubblicizzate, dovrebbero essere toccati dall’aumento dell’Iva. Ma ciò causerebbe problemi di credibilità dell’azienda e talvolta anche legale.
Nessun problema, invece, per i rapporti continuativi (come abbonamento, canoni di noleggio eccetera): nelle loro clausole contrattuali c’è quella che prevede l’adeguamento alle novità fiscali sopravvenute.

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