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Al lavoro sulle indennità ridotte

«Non ci siamo dimenticati del taglio alle indennità nei comuni e nelle province. Ci sono dei tempi tecnici, ma il provvedimento arriverà e potrà razionalizzare tutta la materia». Le partite che riguardano gli enti locali e passano dal Viminale arrivano sulla scrivania di Michelino Davico, leghista e sottosegretario del ministro Roberto Maroni. «Sarebbe stato meglio – spiega -far partire i 120 giorni di tempo per attuare le nuove indennità dalla conversione in legge, anziché dal decreto, ma l’importante è arrivarci». Il provvedimento, infatti, è indispensabile per tradurre in pratica il taglio ai compensi di sindaci e amministratori, previsto dalla manovra correttiva che ha chiesto di ridurre del 3% indennità e gettoni negli enti più piccoli (con l’eccezione dei comuni sotto i mille abitanti, “graziati” dalla manovra) e del 10% quelli riconosciuti nelle metropoli e nelle province maggiori. A maggio, quando il decreto è stato preparato, il tema aveva acceso le polemiche, ma la scadenza per l’attuazione, fissata per il 30 settembre, è passata in silenzio (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Una bozza del provvedimento, sottolinea il Viminale, è stata predisposta e dovrebbe arrivare presto alla conferenza Stato-Città, dopo la valutazione da parte del ministero dell’Economia. «Il decreto – precisa Davico – fisserà i nuovi tetti massimi, per cui chi già oggi prevede indennità più basse non dovrà effettuare nessun ritocco ulteriore». Sul tema, sempre delicato dal punto di vista politico, gli amministratori locali non avevano alzato barricate, ottenendo però la progressività dei tagli anziché il 10% secco come previsto dalle prime ipotesi. «Ho detto all’epoca e confermo che sulla riduzione delle indennità non batto ciglio – spiega per esempio Marta Vincenzi, sindaco di Genova -, tanto più che nel nostro comune ci siamo collocati ai livelli più bassi dei compensi previsti per la nostra fascia demografica. Ora, però, si passi in fretta all’attuazione, perché il ritardo dimostra l’alto tasso di propaganda di queste misure, che creano un danno enorme facendo passare l’idea che gli sprechi della politica siano nei comuni, e non nelle amministrazioni centrali». Per i sindaci dei comuni sopra i 500mila abitanti, il tetto all’indennità mensile si dovrebbe abbassare di circa 780 euro, scendendo vicino a quota 7mila euro lordi, per chi guida una città media (fra i 50mila e i 100mila abitanti) il sacrificio è attorno ai 289 euro mentre nei paesi fra mille e 3mila abitanti l’obolo previsto è di poto più di 40 euro (su 1.446 euro di indennità massima mensile). La stretta si riproduce a cascata su assessori e consiglieri, i cui compensi sono tutti parametrati a quelli del sindaco. Nella conferenza unificata di questa settimana dovrebbe arrivare un altro provvedimento del capitolo «costi della politica locale», quello sulle nuove regole dei rimborsi spese per gli amministratori in missione. La manovra correttiva, nella fretta, aveva cancellato tutto fino a un nuovo decreto dell’Economia, che però non è arrivato. Governo ed enti hanno deciso di metterci una pezza con il provvedimento in arrivo, che permetterà il rimborso delle spese «effettivamente sostenute» (come richiesto dalla manovra) entro una nuova griglia di limiti, diversi a seconda della durata e della tipologia della missione ma comunque inferiori del 20% rispetto alle somme riconosciute con la vecchia disciplina.

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