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Al Centro-Nord più risorse: Lombardia e Lazio in prima fila

Due miliardi e mezzo in più al Centro-Nord rispetto al periodo 2007-2013 con i maggiori benefici per Lombardia e Lazio, che guadagnano rispettivamente 830 e 417 milioni. Va in questa direzione la proposta tecnica di riparto dei 7,8 miliardi di fondi Ue dell’obiettivo Competitività per il 2014-2020 presentata ai rappresentanti delle regioni del Centro-Nord la settimana scorsa. Oggi sarà invece la volta della dotazione per le regioni del Mezzogiorno per spartire i 22,8 miliardi di risorse dell’Obiettivo Convergenza disponibili e della nuova categoria di regioni di transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise) che devono dividersi 1,125 miliardi. La partita tra il Governo e le Regioni entra nel vivo, con un rush finale che dovrà risolvere le questioni ancora aperte. L’accordo sui princìpi generali c’è già, risale a metà ottobre, e punta a voltare pagina rispetto al passato con una riduzione del numero dei programmi e maggiore attenzione alla qualità della spesa. Resta però ancora da sciogliere il nodo del riparto dei fondi tra le regioni.

Il tempo stringe e il conto alla rovescia è già iniziato: l’Italia è tra i sette Paesi che non hanno ancora inviato a Bruxelles l’accordo di partenariato, il documento con l’indicazione della strategia di intervento e di impiego delle risorse europee. Una deadline vera e propria non c’è, assicurano dalla Commissione Ue, ma Bruxelles punta a dare il via libera agli accordi entro fine anno per non partire in ritardo con la programmazione. Il governo intende presentarlo entro la fine del mese per prenotare per tempo i fondi. La strada però è ancora in salita.

La proposta di riparto delle risorse per il Centro-Nord è stata elaborata dal Governo sulla base di un “Indice di svantaggio” che tiene conto del Pil pro capite, del tasso di disoccupazione femminile, della quota di Neet (i giovani che non studiano né lavorano), della popolazione che abbandona prematuramente gli studi e delle famiglie al di sotto della soglia di povertà. Il documento tecnico dovrà passare al vaglio politico dai presidenti delle Regioni, ma si registra già qualche perplessità. «I fondi strutturali – spiega Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria – servono a coprire il gap di sviluppo tra le regioni europee e la priorità dovrebbe andare a quelle meno avanzate, mentre chi guadagnerebbe di più secondo questa proposta sarebbero le realtà territoriali con il Pil pro capite più alto. Ora dovrà partire il dialogo tra le regioni interessate e vogliamo capire meglio la metodologia utilizzata».

Mentre il match tra Stato e Regioni prosegue, anche i Comuni scaldano i muscoli. La settimana scorsa l’Anci ha chiesto la convocazione urgente di una Conferenza unificata per conoscere il livello di maturazione dell’accordo. «Vogliamo avere un approccio costruttivo – spiega Micaela Fanelli, responsabile delle politiche comunitarie dell’Anci -, condividiamo metodi e obiettivi, ma intendiamo essere parte attiva nel negoziato. Chiediamo un avanzamento serio sulle risorse nazionali destinate alle città metropolitane e una priorità strategica allo sviluppo delle aree interne».

Il tempo, intanto, passa. «Occorre però arrivare al più presto alla finalizzazione dell’accordo – conclude Marini -, perché il 2014 rischia di essere un anno di transizione ed è realistico pensare che i fondi Ue saranno a disposizione solo dalla seconda metà del prossimo anno».

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