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Ai sindaci mancano 10 miliardi

Ai Comuni mancano quasi 10 miliardi. Non c’è solo il mancato gettito Imu ad agitare le notti dei sindaci sempre più impossibilitati a chiudere i bilanci preventivi. In una lettera che il presidente dell’Anci, Piero Fassino, ha inviato ieri al premier Letta i Comuni chiedono «l’erogazione tempestiva sia delle risorse a copertura dell’Imu (4,5 miliardi di euro) sia l’erogazione dei 2,3 miliardi mancanti del fondo di solidarietà». Cifre a cui si aggiungono altri 700 milioni di compensazione sull’Ici 2012 (le stime erano più alte del gettito) e un 1,9 miliardi di Tares.

La decisione di fare un’ulteriore pressione sul Governo è partita ieri dall’ufficio di presidenza dell’Associazione dei Comuni, che chiede anche l’insediamento di due tavoli di confronto: uno sulla revisione del Patto di stabilità e l’altro sul dopo Equitalia per la riscossione dei tributi dal 2014. Con il presidente dei sindaci, Piero Fassino, che invoca per i Comuni una nuova interlocuzione con l’Esecutivo che deve partire da quattro punti fermi: «Riconoscimento della loro autonomia, non più riduzione di trasferimenti nel 2014, completa titolarità sulla finanza locale, revisione del patto di stabilità» e la fine della tendenza «a riempire i provvedimenti di norme ordinamentali che toccano i Comuni». Il primo banco di prova, neanche a dirlo, sarà l’identikit della nuova service tax che per Fassino deve essere «condivisa, di competenza esclusiva degli enti locali, equa e sostenibile per le famiglie». Un fronte, questo, su cui l’Anci presenterà le sue proposte – scaturite da un forum tra sindaci e amministratori – il 23 settembre in occasione dell’assemblea su Expo 2015.

Intanto ieri mattina (come anticipato martedì dal Sole 24 Ore) il Viminale ha erogato ai Comuni i 2,5 miliardi che rappresentano la seconda rata del Fondo di solidarietà. I criteri di ripartizione ufficiali, in realtà, devono ancora vedere la luce, ma il Viminale ha anticipato i tempi applicando la spending review “corretta” dalla legge di conversione del decreto sbloccadebiti, anche per evitare crisi di liquidità ai Comuni: l’assegno più pesante arriva a Napoli (137,2 milioni), seguita da Palermo (54,6) e Torino (47,3), mentre a Milano e Roma non spetta al momento nulla perché il gettito Imu e i tagli hano già azzerato le “competenze”.

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