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Ai parlamentari paga ridotta di mille euro

ROMA – Le buste paga dei parlamentari si alleggeriscono ogni mese di mille euro netti. Gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno varato ieri i tagli alle retribuzioni di deputati e senatori e a quelle dei dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama; queste ultime saranno allineate a quelle previste dalla manovra per tutto il pubblico impiego. Per i parlamentari il taglio inciderà per 500 euro sulla diaria di soggiorno (oggi pari a 4.003,11 euro) e per i restanti 500 sulla somma destinata al «rapporto eletto-elettore», i 4.190 euro usati anche per retribuire i portaborse: una scelta che ha scatenato l’ira dei collaboratori dei parlamentari. Non si tocca invece l’indennità, che è pensionabile. Una soluzione salomonica rispetto alle due ipotesi iniziali. La settimana scorsa infatti la forbice dei tagli per le retribuzioni dei parlamentari oscillava tra circa 550 euro al mese (il 10% dell’equivalente dell’indennità) e 2.127,19 euro lordi al mese (pari al 10% relativo a tutte le voci che compongono lo stipendio del parlamentare): questa ultima ipotesi era stata proposta dal presidente della Camera Gianfranco Fini. La scure si abbatte anche sulle buste paga più cospicue dei dipendenti del Parlamento. In analogia con quanto viene previsto dalla manovra per la generalità dei dipendenti pubblici, la riduzione sarà del 5% per le retribuzioni sopra i 90mila euro e del 10% per quelle sopra i 150mila negli anni dal 2011 al 2013. In questo stesso triennio verranno sospesi i meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni. La Camera, poi, si impegna ad un risparmio in tre anni complessivamente pari a 60 milioni di euro e a un taglio delle proprie spese non vincolate. Il leghista Roberto Calderoli esulta: «L’ufficio di presidenza della Camera – dice – ha recepito in toto il contenuto del mio emendamento alla manovra approvato in consiglio dei ministri: è stato lo stimolo affinché la Camera, nella sua autonomia, assumesse poi quelle decisioni che tutto il Paese attendeva». E di «provvedimento di buon senso» e di «un segnale forte contro il qualunquismo e l’antipolitica» parla Lorenzo Cesa ( Udc), secondo cui «con questa decisione, il Parlamento dimostra concreta vicinanza ai cittadini colpiti dalla crisi e doverosa sobrietà di fronte ai duri sacrifici che si chiedono agli italiani in questa manovra».

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