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Addio spesa storica per gli enti locali

ROMA – Ora è ufficiale: dal 2012 gli enti locali cominceranno ad abbandonare la spesa storica così da approdare definitivamente ai fabbisogni standard nel 2017. A prevederlo è il decreto attuativo del federalismo approvato in via definitiva dal consiglio dei ministri di ieri. Il terzo dopo quelli sul trasferimento dei beni demaniali e su Roma capitale. Il testo affida alla società studi di settore Sose spa – che potrà avvalersi della collaborazione di Ifel Anci, Istat e Ragioneria generale dello stato – il compito di determinare la spesa efficiente e valida sull’intero territorio nazionale (perciò definita «standard») per ogni funzione fondamentale di comuni, province e (quando arriveranno) città metropolitane. Ad esempio asili nido o polizia locale per i primi e ambiente o edilizia scolastica per le seconde. Per riuscirci Sose predisporrà un questionario da inviare a tutte le amministrazioni locali al fine di mappare il livello dei servizi e i relativi costi di erogazione registrati lungo tutto lo Stivale. Con le risposte ricevute, la società integrerà la banca dati di cui oggi è in possesso grazie agli studi di settore. Nell’elaborazione del meccanismo di calcolo, che porterà alla fissazione del fabbisogno di ogni comune, si terrà conto delle esternalizzazioni e delle variabili demografiche o territoriali che influenzano il costo del servizio. I fabbisogni veri e propri arriveranno con un successivo decreto del presidente del consiglio che verrà sottoposto al parere della commissione bicamerale di attuazione. La loro introduzione, come detto, sarà graduale: per il primo terzo di funzioni verranno determinati nel 2011 e introdotti nel 2012. E così via con altri due step fino al 2014. Nel triennio successivo si procederà agli eventuali aggiustamenti. Durante l’iter in bicamerale il decreto si è arricchito anche di un meccanismo premiale per comuni e province. Chi riuscirà a spendere meno dei fabbisogni potrà trattenere il surplus. Laddove sarà il Ddl di stabilità a indicare gli obiettivi di servizio, cioè la quantità di servizi da erogare per garantire i livelli essenziali delle prestazioni. Fermo restando che a determinare queste ultime sarà la legge statale. Nessuna novità invece per il decreto attuativo su fisco regionale e costi standard sanitari. Per la terza volta consecutiva la conferenza unificata non ha dato il parere, complici i nodi ancora irrisolti sui tagli imposti dalla manovra estiva. Ma una schiarita sembra dietro l’angolo. Il presidente dei governatori, l’emiliano Vasco Errani, in serata ha dichiarato che un incontro con l’esecutivo dovrebbe svolgersi la prossima settimana. Sempre dall’unificata è giunta un’altra cattiva notizia per il governo: è stato rinviato il parere sulla lista dei beni demaniali esclusi dal processo di trasferimento agli enti locali. Ora toccherà al demanio apportare le modifiche volte a rendere più chiaro l’elenco.

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