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Addio alle province a testa alta

C’è chi alza le mani e dice: mi arrendo. Anche perché pensa che il momento di svolta sia arrivato e sia meglio gestire il cambiamento che tentare le barricate. Perciò Emilio Sabattini, presidente della Provincia di Modena, politico di lungo corso, ex-sindacalista Cisl, ex-Dc ora Pd, lancia il sasso nello stagno e non andrà alla manifestazione nazionale degli amministratori locali contro la manovra. Non condivide tanto attivismo da parte dei suoi colleghi: bisogna fare dei sacrifici ? Facciamoli, e pazienza se ci vanno di mezzo anche le Province che amministriamo. Unico presidente di una Provincia italiana, Sabattini ha già preso carta e penna e scritto ai «suoi» dipendenti: «Ciascuno di noi è chiamato, superando le incertezze e le paure di questo momento, a continuare a dare il meglio di sé, al servizio del cittadino, perché il Paese ce lo chiede. Nella prossima riunione di giunta, unitamente ai dirigenti imposteremo l’attività che ci condurrà, con immutato impegno, alla fine del nostro mandato». I quasi 600 dipendenti sono rimasti a bocca aperta per il rompete le fila annunciato dal loro presidente. Ma non sono stati gli unici ad arrabbiarsi poiché Sabattini s’è tolto qualche sassolino dalla scarpa e ha pure scritto: «Il governo ha adottato un provvedimento di soppressione del livello territoriale di governo provinciale. Mi sarei aspettato, e continuo ad aspettarmi, che ogni settimana il governo adotti anche un provvedimento che intervenga su altri soggetti istituzionali: dalle camere di commercio ai consorzi di bonifica, dai parchi a quell’insieme di società che il sistema degli enti locali ha realizzato in questi anni per bypassare i vincoli rigidi del patto di stabilità e che, di fatto, concorrono ad aumentare la spesa pubblica». Parole al veleno di un presidente che accetta di essere cancellato perché «in gioco non c’è il futuro delle Province ma la tenuta stessa del nostro Paese». Negli uffici della Provincia di Modena lavorano 24 dirigenti, 226 tecnici, 345 amministrativi. Il bilancio 2011 (approvato da Pd, Idv e Udc,) prevede spese per 135 milioni di euro, 25 in meno rispetto allo scorso anno, con all’interno un piano di investimenti di 40 milioni di euro. «I tagli ci sono, ce li impongono il governo con la manovra finanziaria e la crisi economica che determina una riduzione di entrate – commenta Sabattini – ma non rinunciamo a guardare al rilancio competitivo del territorio, facendo scelte precise e strategiche sulla scuola, sulle infrastrutture e a sostegno dell’economia e dell’occupazione». Ma questi buoni propositi si infrangeranno (forse) sulla legge anti-Province, che non avrà Sabattini tra coloro che cercheranno di killerarla, anche se il presidente avverte che «le Province non sono fatte di persone inutili o fannulloni, ma di risorse, competenze e professionalità che hanno prodotto risultati significativi per la crescita e lo sviluppo del Paese». Quindi è un addio a testa alta quello che propone Sabattini, ex-consigliere regionale, classe 1952. Gli altri presidenti, che si ritroveranno sotto la sigla dell’Upi, unione province, insieme ai sindaci e ai presidenti delle Regioni, tra pochi giorni a Roma per protestare contro i tagli decisi dal governo, hanno maldigerito la posizione del presidente della Provincia di Modena e il suo rifiuto a manifestare. Anche perché si tratta di una linea di condotta «in positivo» che potrebbe fare proseliti e creare tensione all’interno dell’unione. Già il presidente della Provincia di Ravenna, Claudio Casadio, Pd, si allinea e sta incominciando a fare gli scatoloni per il trasloco, senza intemperanze. «Non esiste in sé – dice – un’istituzione in assoluto indispensabile. L’importante è creare un disegno nel quale le istituzioni siano utili. Spero non prevalgano logiche gattopardesche, comunque i cambiamenti sono sani e indispensabili». Poi, però, anche Casadio ci mette un po’ di pepe: «In questi giorni non si parla più della diminuzione del numero dei parlamentari e del ruolo del Senato come Camera delle Regioni, era un’occasione per farlo». Insomma, va bene abolire le Province ma Roma taglia gli altri e non se stessa. Comunque si sta delineando un fronte di presidenti che guardano oltre, che non difendono lo status quo ma accettano di voltare pagina. Nel gruppo c’è anche Demos Malavasi, Pd, presidente del consiglio provinciale di Modena, che conclude: «Per prima cosa bisogna operare quel dimezzamento di parlamentari di cui il governo non ha ancora dato traccia concreta, poi occorre conferire un rinnovato ruolo legislativo e programmatore alle Regioni, anche in questo caso diminuendo il numero di assessori e consiglieri, poi si possono varare le unioni dei Comuni e l’unione delle unioni (composta dai sindaci) con competenze ristrette ad ambiente, urbanistica, mobilità, scuole».

Fonte: Italia Oggi

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