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Acqua gratis ai poveri, per ora un bluff

NAPOLI – Sono 40mila le famiglie interessate alla delibera comunale sull’acqua gratis. Considerando, come fa lo stesso Comune di Napoli, una famiglia media di tre persone, 120.000 persone aspettano di sapere come fare ad ottenere i 250 litri d’acqua gratis giornalieri previsti dal documento presentato già nel maggio scorso dagli assessorati al Bilancio (Michele Saggese) e alle Politiche sociali (Giulio Riccio). Il punto è proprio questo: la delibera scritta dagli amministratori e approvata dalla giunta è pronta già da tempo, ma il disciplinare ancora non esiste. I dirigenti se la prendono comoda, e fin quando il regolamento non sarà pronto, la delibera, pur lodevole nelle intenzioni, resterà semplicemente un annuncio fra tanti. L’istituzione del «minimo vitale garantito» prevede che le famiglie con reddito Isee inferiore a 7.500 euro annui – praticamente, in situazione di «esclusione sociale» – possano usufruire di uno sconto in bolletta di 41,32 euro annui. Anche i morosi dell’Arin potranno, dietro presentazione dell’Isee, non pagare più l’acqua. Gli arretrati potranno essere sanati in 72 mesi, ma occorrerà avere un debito minimo di 50 euro. Spesa prevista: un milione e mezzo di euro, attraverso la società Arin che gestisce l’erogazione idrica per conto di Palazzo San Giacomo. Il censimento in possesso del Comune parla di 37.500 famiglie interessate dal provvedimento, ma la cifra arriverà a 40 mila unità per un totale stimato di 120mila napoletani che non pagheranno più l’acqua. Per tutti gli altri, invece, è in arrivo l’aumento del 4% stabilito dal Cipe, che comporterà, su una utenza domestica con consumo trimestrale di 50 mc (consumo medio a famiglia), un aumento di 82 centesimi al mese. La delibera arriva in un momento molto delicato della lunga battaglia contro la privatizzazione dell’acqua. Il decreto Ronchi del novembre scorso ha stabilito la definitiva privatizzazione della gestione dei servizi idrici. Mentre il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha immediatamente reagito lanciando tre referendum per abrogare le norme sulla privatizzazione e tornare a una gestione interamente pubblica. La risposta dei cittadini è andata al di là di ogni aspettativa: finora, un milione e 400mila firme. Il numero delle firme e la rapidità della raccolta sono un chiaro indizio della volontà di gran parte degli italiani di sostenere fino in fondo la gestione pubblica dell’ac-qua. Solo lunedì scorso il comitato referendum acqua pubblica ha consegnato i 525 scatoloni con le firme in favore di ciascuno dei tre quesiti abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell’acqua. Nessun referendum nella storia della Repubblica, ha sottolineato il comitato promotore, ha raccolto tante firme. Per avere contezza della vastità della platea interessata agli sgravi, a Napoli, basti pensare che per l’assegnazione del «reddito di cittadinanza» Palazzo San Giacomo tenne conto di un reddito Isee non superiore a 5.000 euro. In un periodo di forti polemiche e tensioni per quanto riguarda la gestione dell’acqua, dove non si contano i cortei e le manifestazioni dei movimenti a difesa dell’acqua pubblica – e anche a favore della privatizzazione si registrano diversi consensi eccellenti – la misura prevista dall’amministrazione comunale va chiaramente nel senso di una «socializzazione » dell’acqua, fino ad oggi bene pubblico, mostrando chiaramente quale sia su quest’argomento il parere della giunta di centro-sinistra. Eppure, ancora non si sa come fare per ottenere gli sgravi. Tutto fumo e niente arrosto? Secondo l’assessore Saggese, non è così. «I dirigenti sono al lavoro – dice – per completare il disciplinare. Si tratta di ultimarlo, e di sottoporlo alla firma mia e dell’assessore Riccio. Sarà tutto pronto entro la fine di luglio».

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