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Acqua, è allarme per la costa il sale marino inquina la falda

L’abbassamento delle falde acquifere è fuori controllo in tutta la Sicilia. Da Marsala a Catania, passando per Palermo e Ragusa, i rilievi dei tecnici della Regione sfociano in un allarme sull’estrazione delle acque dal sottosuolo. Dopo il caso del crollo di 70 metri dell’acquifero dell’Etna, adesso è la zona costiera dell’Isola a preoccupare gli esperti. «Non contano i livelli assoluti di abbassamento, ma quelli relativi alla morfologia del territorio», spiega Giuseppe Di Rosa, dirigente dell’Osservatorio regionale delle acque. «Se la falda scende di cinque metri vicino al mare, si determina uno squilibrio ambientale anche più pericoloso di quello dell’Etna». All’Osservatorio delle acque la situazione viene monitorata con rilievi periodici. Spiega Di Rosa: «Il livello delle falde è legato a due fattori: gli apporti idrici derivanti dalla piovosità e la sottrazione determinata dai prelievi. Lo scompenso tra questi due fattori ha portato all’abbassamento dell’ac-quifero che si registra in tutta la Sicilia». È così che la situazione è diventata critica in zone molto diverse tra loro. Nell’area compresa tra Marsala e Mazara del Vallo, per esempio, il forte abbassamento delle falde già qualche anno fa aveva determinato un insalinamento delle acque, costringendo l’assessorato ai Lavori pubblici a rivedere le concessioni in modo da ridurre i prelievi delle acque. Una scelta dettata dall’emergen-za che però non ha portato a un ripensamento complessivo di quello che i tecnici definiscono «circuito apporti-prelievi». L’allarme non risparmia il resto dell’Isola. Anche se le differenze geomorfologiche del territorio impediscono di dare cifre univoche, il trend è ormai accertato: «Un abbassamento tra i dieci e i venti metri può spiegare certamente gli scarsi livelli di qualità registrati nelle acque prelevate», conferma Di Rosa. Nella piana di Vittoria, che si caratterizza per un’attività agricola piuttosto intensa, uno studio di miscelazione delle acque piovane con quelle salmastre ha dato una conferma preoccupante su una tendenza che gli esperti della Regione riferiscono a tutta la fascia meridionale. In questo quadro, Palermo non fa eccezione. «Qui l’abbassamento di 70 metri registrato nella zona dell’Etna sarebbe una tragedia, ma è il valore relativo quello che conta. E che ci preoccupa», dicono dall’Osservatorio. I dati confermano che il calo è stato di almeno cinque metri e che in tutta la Sicilia occidentale non si riscontrano eccezioni rilevanti. A preoccupare di più è però la fascia costiera, dove ancora una volta l’allarme riguarda l’insali-nazione delle acque: «È lì che si concentrano i prelievi e quindi i rischi di intrusione di acqua salmastra sono maggiori». I rilievi fatti finora, racconta Di Rosa, non lasciano spazio all’ottimismo: «L’insalinazione si è già verificata in alcuni punti: a Buonfornello abbiamo piazzato due pozzi spia che lo mostrano chiaramente. È la prova che un abbassamento di pochi metri basta a creare gravi danni». La tendenza negativa è confermata da Sergio Marino, direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. «Lo sfruttamento eccessivo delle falde ha determinato dovunque un abbassamento del livello di profondità». Il calo varia in rapporto alla morfologia della zona, ma nella Sicilia occidentale oscilla tra i cinque e i venti metri. Negli ultimi due anni le piogge invernali hanno raggiunto valori altissimi che hanno alzato i livelli delle falde. Ma è stata una situazione eccezionale: «La tropicalizzazione climatica degli ultimi vent’anni ha portato a piogge intense ma concentrate in periodi più brevi: l’acqua perciò resta in superficie, senza riempire la falda», spiega Domenico Fontana, presidente regionale di Legambiente. Così l’acquifero non risale naturalmente, e la mano dell’uomo fa il resto. Denuncia ancora Fontana: «C’è sicuramente un eccesso di prelievi in relazione alla capacità della falda di ricaricarsi e un deficit di regolamentazione». Se non si cambia, prevede Fontana, ci sarà meno acqua e di qualità peggiore. «E non mi risulta che negli ultimi anni ci siano stati interventi per ridiscutere le autorizzazioni per i prelievi».

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