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A Varsavia i negoziati Onu sul clima: si tratta in vista dell’accordo da siglare a Parigi nel 2015

Con lo spettro dei cambiamenti climatici e di eventi sempre più estremi, come il supertifone Hainan nelle Filippine (così intenso non si verificava da 50 anni), si aprono oggi a Varsavia i negoziati sul clima delle Nazioni Unite che porteranno al summit Lima dell’anno prossimo e poi a quello di Parigi del 2015, dove dovrebbe essere siglato il nuovo accordo globale sul clima.

Ad ospitare le delegazioni dei 195 Paesi che si riuniscono ogni anno dal 1995, è la Polonia, che dipende fortemente dal carbone (95% della produzione elettrica), una fonte altamente inquinante che gli ambientalisti definiscono “il maggior killer del clima, della salute e dell’ambiente”. Una dipendenza che secondo gli esperti potrebbe portare a “volare basso” Varsavia che spinge per il “carbone pulito” (“un ossimoro senza attinenza con la realtà”, afferma il WWF).

Il Summit di Varsavia si apre in un contesto difficile. Dopo le delusioni dei precedenti vertici, a cominciare da quello di Copenaghen del 2009, se da un lato l’attenzione mediatica e quella generale si sono ridotte drasticamente, dall’altro gli ambientalisti continuano a chiedere di fare presto per fermare il cambiamento climatico. “Il mondo è drammaticamente lontano da un’effettiva riduzione delle emissioni, l’unica azione che limiterebbe il cambiamento climatico”, sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del WWF e membro del team che segue i negoziati Onu nella capitale polacca. “L’energia – aggiunge – è ancora dominata dai combustibili fossili, ma le opportunità e il futuro sono nell’efficienza e nelle rinnovabili e la politica energetica è guidata dalle azioni volontarie dei singoli Paesi, a Varsavia questo approccio dovrà cambiare o perderemo un’occasione fondamentale. È il momento di invertire la rotta”.

Due anni fa gli alti esponenti dei governi mondiali si sono messi d’accordo, nel corso di una drammatica seduta notturna a Durban, sulla necessità di raggiungere un accordo globale entro il 2015. Ma lo scorso anno, a Doha, è cominciato un percorso in salita, nonostante il recente moltiplicarsi degli allarmi sull’ impatto del cambiamento climatico. Non ultimo quello lanciato a settembre dal Panel di esperti dell’Onu (Ipcc) secondo cui i cambiamenti climatici sono per il 95% colpa dell’uomo (era del 90% nel 2007 e del 66% nel 2001).

È noto che la CO2 è il principale gas serra, emesso da due sorgenti principali, che ne costituiscono quasi il 95%: i combustibili fossili (responsabili di circa l’80% delle emissioni di CO2) e la deforestazione. Per affrontare il riscaldamento globale del pianeta bisogna quindi intervenire sulle emissioni, che sono appunto al centro dei negoziati di Varsavia. Ma il punto è come arrivare a questa riduzione. A questo proposito il Ministro dell’ambiente italiano, Andrea Orlando, con 12 ministri europei (Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Slovenia ed Estonia) ha sottoscritto un pacchetto di proposte. Ma la visione di Orlando, che sostiene la necessità di abbattere la CO2 mantenendo gli obiettivi sulle rinnovabili, non è la stessa per esempio del Ministro dello sviluppo, Flavio Zanonato. E proprio questa divergenza ha portato lo scorso 8 novembre al rinvio del d.d.l. sulla green economy.

(Fonte: Ansa)

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